Siamo giunti al 2022, con il contratto 2019-2021 oramai alle spalle ma stimolati a fare un passo indietro per esaminare, seppur in via generale, le scelte che lo hanno generato.


In verità, come suggerisce il titolo stesso, ciò che ha suscitato le nostre perplessità, corroborate peraltro dalle numerosissime lamentele giunte al nostro sindacato, sono state le espressioni di festeggiamento manifestate da vari rappresentanti istituzionali. Immagini, celebrazioni e recensioni che hanno evidenziato consenso, soddisfazione, raggiungimento di obiettivi definiti da parte di qualcuno addirittura… “epocali”.


A questo punto ci chiediamo, fino a che punto una farsa può ancora essere considerata accettabile?


E’ giusto rimanere silenti di fronte all’inammissibile metodo che un provvedimento di eccezionalità diventi senza nulla ferire normalità (ci riferisce agli importi una-tantum ancora erogati in sostituzione dei legittimi arretrati, che di fatto sanciscono in sei anni la nuova scadenza contrattuale)?


Vogliamo definire epocale uno dei peggiori contratti che si siano mai visti dal 1995, anno in cui è sorta la legge sulla concertazione per i militari, ad oggi? E allora sì, è epocale!


E’ epocale riscontrare come una fetta delle risorse destinate alla parte stipendiale vengano praticamente utilizzate per finanziare le attività operative delle FF.AA. Sono queste le reazioni che ne scaturiscono quando si destina così tanta percentuale alla parte accessoria.


Concentrarsi, ancora, sulla costituzione di nuovi istituti retributivi legati alle operative ovvero aumentare alcune maggiorazioni, a discapito di altre, può definirsi scelta rappresentativa delle aspettative del personale dell’intero Comparto?


E’ condivisibile fissare un aumento delle maggiorazioni delle indennità operative di base per gli Enti Centrali o per le Scuole, ma non mai disconoscendo e dimenticando tutta quella parte di personale che fino a ieri era considerata “più operativa”, quali ad esempio i Reparti destinatari della Supercampagna.


Non solo. Volendo addentrarsi nei tecnicismi della negoziazione sarà ineluttabile che di tali istituti ne beneficerà anche il personale dirigente, così come accaduto in passato.


E’ chiaro che ci aspettavamo, piuttosto, che dopo oltre 10 anni di miseri provvedimenti questa si rivelasse l’occasione per rivisitare gli strumenti che compongono le buste paga del personale contrattualizzato (che ribadiamo si estende fino al grado di Capitano), destinando la totalità delle risorse a questa categoria, soprattutto non toccando istituti giuridici ed economici incidenti l’area negoziale del dirigente che per sua fortuna gode di istituti ben soddisfacenti dal punto di vista remunerativo.


E che dire, dulcis in fundo, dell’aumento di 01 (UNO) euro al mese, pure lordo, dell’assegno funzionale riferito alle qualifiche apicali dei Ruoli Marescialli, Sergenti e Graduati (queste ultime due figure peraltro dopo 4 anni dall’attribuzione)? Perché offendersi se viene definita elemosina? Si è trattato di una cifra “simbolica” è stato detto, affinché si ponessero le basi su un importante principio. Spiegatelo al personale allora, tuttora impegnato in intensa meditazione per cogliere il significato di un altro misterioso principio, la “specificità”.


Suvvia, elemosina è la parola giusta, non differente di un qualunque simbolico gesto di carità cristiana.


D’altronde, c’è poco di epocale nell’assistere all’ennesima distorta rappresentazione del principio democratico del nostro paese, in cui nonostante una sentenza della Corte Costituzionale abbia sancito, 4 (QUATTRO) anni fa, il diritto di costituirsi in associazioni di carattere professionale per tutelare e difendere i diritti della categoria, anche per questa tornata contrattuale siamo stati del tutto ignorati, da ogni interlocutore istituzionale, rappresentanze militari comprese atteso che non hanno minimamente preso in considerazione l’opportunità di confrontarsi in onore alla nostra legittima e riconosciuta costituzione di associazione di militari. Diciamo che quantomeno gli avremmo consigliato di dissociarsi da questa oscenità che gli stessi hanno sottoscritto.


Non ce ne vogliano gli amici del Co.Ce.R., gli è oltremodo noto che fino ad oggi come sindacato non abbiamo dedicato un solo minuto ad esprimere critiche sul loro operato, consci d’altro canto che la loro funzione sta giungendo al termine. Ma siamo un sindacato, per di più A.M., e non possiamo rimanere silenti di fronte a questo disastro, subìto in particolare dal personale dell’Aeronautica che ne esce più di tutti con le ossa rotte.


E trovare nel decreto mille proroghe inserita anche quella per gli organi della Rappresentanza Militare, senza aver riscontrato una sola alzata di scudi contro questo ennesimo sintomo di democrazia smarrita, non può passare inosservato. E’ pur vero che non è la prima volta, ahinoi, ma oggi c’è un elemento nuovo non di poco conto, ossia quella sentenza del 2018 che avrebbe dovuto risvegliare anche le più sopite coscienze. Strana democrazia la nostra, in cui rimane disonorata finanche una pronuncia della Suprema Corte.


Giudizi impietosi? Tutt’altro, il nostro obiettivo è quello di parlare al cuore del nostro personale affinché riesca a trasmettere alla testa la necessità di comprendere come ogni giorno di ritardo sulla definizione del processo legislativo che dovrà dare attuazione al riconoscimento di fatto della nostra esistenza, oltre a rappresentare una quotidiana offesa alla nostra democrazia repubblicana, è un giorno perso.


Ora pare che la legge che disciplinerà i sindacati dei militari sia in dirittura d’arrivo, forse all’ultimo chilometro dal traguardo. Ecco, se così è, questo possiamo definirlo epocale, nella corretta accezione del termine.


Sosteneteci, anche per non essere più costretti ad accettare provvedimenti simili a questo.

 

AMUS-AERONAUTICA, sempre al tuo fianco.

 

 

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