La riforma del sistema previdenziale dei lavoratori italiani iniziata nel 1992 dall’allora Presidente del Consiglio Amato e proseguita nel 1995 con la legge Dini n° 335 ha sancito, oltre ad un generale e progressivo innalzamento dei limiti di età per godere della pensione, il passaggio del sistema di liquidazione dei trattamenti previdenziali operanti dal calcolo retributivo (una quota pari ad una percentuale molta alta dell’ultimo stipendio in godimento) a quello contributivo (calcolo attuariale in base ai contributi versati nell’arco della vita lavorativa) con ciò evidenziando un notevole abbassamento dell’assegno di pensione (in media tra il 30 ed il 40% rispetto al valore dell’ultimo stipendio percepito in costanza di servizio). 

Tutto ciò è tristemente confortato dall’assenza di forme pensionistiche complementari, ovvero di fondi pensione negoziali, di fondi pensione aperti o di piani individuali pensionistici.

Tra le sopra cennate forme di previdenza complementare ci interessano i fondi negoziali. Trattasi di forme pensionistiche complementari istituite dai rappresentanti dei lavoratori e dai datori di lavoro in sede di contrattazione nazionale che rappresentano il cd. “secondo pilastro” del sistema pensionistico, il cui scopo è quello di integrare la previdenza di base obbligatoria.

Nell’ambito del Pubblico Impiego si è provveduto nel tempo ad avviare tale sistema attraverso i fondi Perseo, Sirio ed Espero, tuttavia ciò non è mai accaduto per il personale del Comparto Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico. Più di mezzo milione di operatori in uniforme che a distanza di oltre vent’anni dall’entrata in vigore della legge n°448/1998 che ne prevedeva espressamente l’istituzione non ha mai visto avviate in concreto le procedure di negoziazione, probabilmente anche a causa dell’assenza di realtà sindacali che avrebbero certamente avuto il potere di stimolare adeguatamente l’Istituzione affinchè si rendesse onore ad una precisa legge della Repubblica.

Quanto sopra, a prescindere dalla evidente indolenza manifestata nei confronti di chi, a causa del proprio status, già vede affievoliti taluni diritti costituzionali ed è soggetto a norme, codici penali e regolamenti speciali, è altresì aggravato dal fatto che al personale militare sono applicati limiti ordinamentali di pensionamento più bassi, pertanto tale sistema previdenziale si concretizza in un minor montante contributivo, ergo pensioni molto più basse. 

Non sono bastate neanche le numerose pronunce dei Giudici Amministrativi che nel corso degli anni a più riprese hanno continuato ad intimare le Amministrazioni, finanche con il ricorso alla nomina dei Commissari ad Acta, ad avviare le procedure volte a far partire la previdenza complementare. Niente di niente, anche le sentenze non hanno conosciuto seguito alcuno.

Mancanza di volontà, disinteresse e strafottenza, questi sono i fattori costituenti il comune denominatore che ha contraddistinto puntualmente il reale atteggiamento delle compagini governative (d’altronde, riteniamo che non esiste fallimento peggiore, per un Governo, nel vedere i propri amministrati costretti sistematicamente ad affidarsi ai Giudici Amministrativi per ottenere il riconoscimento di quei diritti che inspiegabilmente gli vengono negati).

Nel frattempo, in attesa che venga dato corso ai DDL presentati in Senato che, seppur necessitano di contenuti tesi a sanare aspetti non considerati, denotano almeno un tentativo di attenzione da parte della politica, c’è chi comincia a toccare con mano i nefasti effetti di questa assurda problematica trovandosi nella posizione di cessazione dal servizio con sistema contributivo e quindi con una pensione molto più bassa di quella dei colleghi che li hanno preceduti avendo questi ultimi ricevuto il calcolo retributivo. 

Ulteriore sberleffo, tanto per non farsene mancare neanche una, alla tanto decantata “specificità” prevista dalla legge 183/2010.

Nel merito, l’AMUS-AERONAUTICA ha da tempo costituito un gruppo di studio composto da consulenti esperti in materia che proprio recentemente ha predisposto un documento, fornito di ogni dettaglio, che sarà presentato alle parti di competenza con l’auspicio che tale contributo possa far conoscere la parola fine a questa pregiudizievole vicenda.