L’AMUS-AERONAUTICA, quotidianamente impegnata nella tutela professionale del personale militare che rappresenta, ha sempre promosso una correttezza di informazione aderendo alle scelte politiche legislative che prevedono in tema di vaccinazione la piena libertà di scelta dei cittadini, inclusi i militari.

Il decreto legge 21 settembre 2021, n. 127 relativo all’applicazione del “green pass” nei luoghi di lavoro richiede la certificazione <<… al momento dell'accesso al luogo di lavoro, al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori nel luogo di lavoro [art. 1 comma 6] … prevedendo prioritariamente, ove possibile, che tali controlli siano effettuati al momento dell'accesso ai luoghi di lavoro>> [art. 2 comma 5].

Nel caso del personale militare, va ricordato che il Parlamento con l’art. 19 della legge n. 183/2010 ha riconosciuto <<… la specificità del ruolo delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché dello stato giuridico del personale ad essi appartenente, in dipendenza della peculiarità dei compiti, degli obblighi e delle limitazioni personali …>> e tale specificità è altresì stabilita dall’articolo 3 del D.lgs. 81/2001 in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro che prevede che le relative disposizioni <<… sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative ivi comprese quelle per la tutela della salute e sicurezza del personale nel corso di operazioni ed attività condotte dalle Forze armate …>>.

Fatta questa premessa, come sindacato riteniamo innanzitutto doveroso chiedere che in sede di applicazione del green pass si tenga conto delle peculiarità organizzative dell’Amministrazione Militare così come previsto dalle norme di legge sopra citate.

Considerato, invero, che attualmente la vaccinazione da COVID-19 non è resa obbligatoria, chiediamo in via prioritaria che il costo dei tamponi, in particolare per coloro che comandati di missione incontreranno ancora più serie difficoltà per effettuare i test, sia sostenuto dall’Amministrazione Militare ovvero calmierato ai prezzi di costo attese le peculiari caratteristiche di impiego svolte dal personale di cui alla indicata specificità, e ciò anche per evitare di rinunciare a risorse umane che potrebbero inficiare le delicate attività operative di carattere militare che le stesse sovrintendono.

Sono di dominio pubblico, peraltro, le difficoltà organizzative del sistema sanitario pubblico e delle strutture farmaceutiche che potrebbero rendere difficoltosa l’effettuazione dei test rapidi o molecolari data la probabile indisponibilità degli stessi che sono da tempo prenotati fino al mese di dicembre. Pertanto, sarebbe agevole che l’Amministrazione mettesse a disposizione le proprie strutture sanitarie utilizzando test COVID-19 riconosciuti come validi acquistati autonomamente dagli interessati, pur garantendo le necessarie forme di riservatezza onde non compromettere il rispetto della legge sulla privacy. 

Allo stesso tempo, al fine di tutelare tutto il personale, vaccinato e non, e prevenire la nascita di eventuali focolai e di diffusione del virus negli ambienti di lavoro, lo scrivente sindacato chiede che vengano effettuati in ogni caso tamponi a campione da parte dell’amministrazione. 

E ancora, a seguito della recente direttiva dello S.M.A. che ha considerato le strutture alloggiative quali “luoghi di lavoro" (sarà applicabile per tutte le tipologie di alloggi di servizio, per i cd. “villaggi azzurri” ovvero per ogni tipo di abitazione che sia riconducibile al servizio o si trovi all’interno di comprensori destinati a tali scopi? – sic! -) il personale accasermato che non riuscirà, causa le difficoltà sopra enunciate, ad effettuare il test si troverà ad essere incredibilmente sottoposto a dover ricercare alloggi alternativi, nonostante sia noto che numerosi di essi hanno l’obbligo normativo di accasermamento e che, comunque, percepiscono un trattamento economico non troppo distante dal reddito minimo di sopravvivenza.

Ebbene, per tutto quanto sopra esposto, l’AMUS-AERONAUTICA chiede con forza che l’Amministrazione militare rivaluti talune posizioni relativamente all’applicazione delle norme sul green pass, ossia:

  • distinguere, al pari di quanto accade in altre forze armate, i luoghi di lavoro dalle infrastrutture logistiche abitative che rimarranno comunque soggette al rispetto delle precauzioni previste per evitare la diffusione del virus (lavaggio delle mani, utilizzo delle mascherine, predisposizione di appositi dispenser disinfettanti, distanziamento sociale, ecc.);
  • adibire, ove possibile, il lavoratore sprovvisto di green pass a mansioni anche differenti che consentano la prestazione lavorativa e non implichino rischi di diffusione del contagio;
  • garantire una flessibilità di orario per coloro che saranno costretti a ritardi dovuti ad eventuali tempi di attesa di effettuazione e refertazione degli stessi test;
  • fornire indicazioni chiare ed inequivocabili affinchè l’applicazione della novella normativa risulti univoca per tutti i reparti dell’Aeronautica Militare così da non prestare il fianco ad eventuali fantasiose interpretazioni operate da taluni comandi dell’A.M.

In aggiunta a quanto sopra, si rende necessario fare chiarezza sulla stessa validità temporale del green pass. Ed invero, secondo quanto disposto dalla circolare dello Stato Maggiore della Difesa il personale sarebbe tenuto a comunicare con necessario preavviso la scadenza del proprio certificato verde che dovesse intervenire durante il servizio in modo da dare la possibilità di essere sostituito da chi possiede la certificazione “attiva”. Tuttavia, ciò è smentito dal Governo stesso, il quale attraverso il sito - FAQ sui dpcm firmati dal Presidente Draghi - afferma che <<il green pass deve essere valido nel momento in cui il lavoratore effettua il primo accesso quotidiano alla sede di servizio e può scadere durante l’orario di lavoro, senza la necessità di allontanamento del suo possessore>>.

In ultimo, alcuni iscritti ci hanno informato che presso il proprio Reparto il rilascio di licenza ordinaria, licenza 937, ecc. è subordinato all’esibizione del green pass in corso di validità al momento della richiesta e che non vengono più accettate richieste telefoniche. Ciò non fa che aumentare la percezione di disagio e di persecuzione patita dal personale sprovvisto, a qualsiasi titolo, della certificazione verde. 

Ora, non sfugge a questo sindacato che l’interesse a prevenire questo terribile male è pubblicistico, per la tutela della salute dei cittadini e per limitare il forte impatto che tale malattia possa ancora avere sul sistema sanitario nazionale. Allo stesso tempo, l’adozione di un atto di accertamento da parte dei comandi militari che possa comportare per l’interessato la sospensione dal servizio e dal diritto di svolgere le proprie mansioni lavorative parrebbe più coerente nel momento in cui la vaccinazione sia stata resa obbligatoria, così come accaduto ad esempio con il decreto legge 44/2021 (poi convertito con legge 76/2021) per le professioni sanitarie.

Siamo certi che torneremo sull’argomento. Nel frattempo, rappresentando migliaia di militari dell’Aeronautica manifestiamo la nostra disponibilità a confrontarsi con le istituzioni atteso che il nostro fine ultimo rimane quello di tutelare il personale e ogni loro forma di benessere ed essere un proficuo interlocutore per l’Amministrazione militare.