Sommario di questo articolo

Premessa illustrativa sugli emendamenti AMUS AL DISEGNO DI LEGGE AS 1893

 

d'iniziativa dei deputati CORDA, FERRARI, RIZZO, FANTUZ, ARESTA, BELOTTI, CHIAZZESE, FURGIUELE, DALL'OSSO, MARCHETTI, DEL MONACO, PAOLINI, D'UVA, PETTAZZI, ERMELLINO, TOCCALINI, FRUSONE, ZICCHIERI, POTENTI, IORIO, IOVINO, MENGA, MOLINARI, Roberto ROSSINI, Giovanni RUSSO e TRAVERSI

(V. Stampato Camera n. 875)

Art.1 :  Personale in congedo

L’articolo uno prevede un divieto assoluto al personale in congedo di costituire sindacati, tale previsione normativa evidentemente è una svista degli estensori, invero, il diritto sindacale dei militari in congedo non è mai stato limitato nemmeno nella legislazione ante sentenza Corte Cost. n. 120/2018, il divieto darebbe luogo a ricorsi giurisdizionali con esito scontato.

Viene introdotta pertanto una modifica che fa salvi i diritti per il personale in congedo di partecipare ed iscriversi ad associazioni sindacali generali ed al contempo consente al personale nella posizione di Ausiliaria di iscriversi a quelli previsti dalla presente legge per il personale in servizio con la possibilità di assumere, nell’ambito di queste ultimi, incarichi dirigenziali.

Art. 4 : Ampliamento funzione rappresentativa

La modifica garantisce ai sindacati la possibilità svolgere attività di rappresentanza anche per solo una o più categorie di personale iscritto, fuori dal contesto delle attività negoziali (es. sede di riforme normative, attività sociali, partecipazione a dibattiti e confronti sindacali o politici).

Art. 5 : Difensore Civico Militare

Negli ambienti militari sono note le diffuse aspettative nei confronti delle organizzazioni sindacali che si basano sulla convinzione che possano tutelare il personale  nelle materie fino ad oggi sottratte agli organi di rappresentanza interni. Nella coscienza diffusa fra il personale militare vi è la consapevolezza che proprio tali limiti costituiscono la principale ragione della decadenza della Rappresentanza che negli anni ha perso il suo carattere sostanzialmente rappresentativo.

Vi è il fondato timore che la disaffezione oggi mostrata verso gli organi di rappresentanza si riproduca nuovamente anche verso le organizzazioni sindacali nel momento in cui il personale militare realizzerà la sostanziale replica dei limiti di intervento subiti per oltre 40 anni di Rappresentanza.

Evidentemente la disaffezione verso il nuovo sistema di rappresentanza costituisce un pericolo non solo per il depotenziamento delle capacità di tutela del personale, ma anche e soprattutto verso la stessa Amministrazione, la quale si vedrebbe costretta ad affrontare situazioni “collaterali” e alternative di conflitto chiaramente dannose per ogni azione di Comando.

Al fine, pertanto, di non mortificare gli intenti riformisti del sistema di tutela, e per sopire le preoccupazioni e diffidenze che l’Amministrazione può nutrire verso il nuovo strumento sindacale, si introduce la figura del Difensore Civico Militare il quale, su richiesta congiunta del singolo militare e dei sindacati rappresentativi a livello Nazionale , sara’ preposto al controllo di legittimità degli atti e dei provvedimenti relativi ad alcune materie di cui al comma 3 dell’articolo 5,  ad esclusione di quelle relative al settore logistico-operativo e alle operazioni, con le modalità del diritto di accesso previste dalla legge n. 241/1990 e svolte un’attività di conciliazione con le modalità del decreto attuativo alla legge sui sindacati militari (art. 16). 

 Rimangono comunque inibite ai sindacati, in termini di competenza negoziale, le materie relative all'ordinamento militare, all'addestramento, alle operazioni, al settore logistico-operativo, al rapporto gerarchico-funzionale nonché all'impiego del personale in servizio.

Il Difensore Civico sara’ quindi una figura qualificata e neutra, in quanto designata dall’Amministrazione e titolata a percepire una indennità di funzione stabilita in sede di negoziazione contrattuale, ha lo scopo di offrire ai militari una tutela anche in talune delle materie inibite ai sindacati, con un meccanismo del diritto di accesso e della conciliazione che non compromette l’operatività delle ff.aa.

La sua funzione si svolgera’ attraverso il diritto di accesso e di verifica di legittimità degli atti relativi a tali materie e, altresì, svolge una funzione di conciliazione su richiesta del singolo militare. L’accesso alla conciliazione potra’ avvenire solamente per il tramite di una organizzazione sindacale rappresentativa a livello nazionale.

Diritto consultivo e informativo non vincolante dei sindacati e assistenza nei procedimenti disciplinari 

Pur rispettando il divieto di trattazione negoziale delle materie afferenti all’ordinamento militare, all’addestramento, alle operazioni, al settore logistico-operativo, al rapporto gerarchico-funzionale nonché all’impiego del personale in servizio, si prevede che le organizzazioni sindacali abbiano il diritto di formulare proposte non vincolanti e di essere udite su alcune delle medesime materie.

La modifica permette inoltre ai militari di avvalersi dell’assistenza e della rappresentanza sindacale nell’ambito dei procedimenti disciplinari.

Art.6 : Rappresentanza Sindacale di Corpo

La presenza a livello territoriale di diverse delegazioni sindacali produrrà certamente serie difficoltà di gestione dei rapporti con tali organi di rappresentanza nei confronti dell’autorità di Comando, nel

 contempo si realizza il rischio che venga mortificata anche la funzione rappresentativa, ancor più se si pensa alla fase di avvio e assestamento del nuovo sistema di rappresentanza che richiederà evidentemente alcuni anni, in particolar modo con riguardo al periodo necessario al raggiungimento di un utile valore numerico di rappresentatività.

Tale premessa si rende più comprensibile avendo riguardo alla dinamica conflittuale già oggi caratterizza i rapporti tra le medesime organizzazioni sindacali anche all’interno delle articolazioni militari periferiche.

Per tali ragioni si ritiene necessario introdurre a livello periferico un organismo unitario eletto da tutto il personale, anche quello non iscritto ai sindacati, che potrà votare i delegati dalle liste presentate dai sindacati e da liste autonome che raggiungano un’adesione pari ad almeno il 10% della forza effettiva. Tale organismo mantiene la sua indipendenza dall’Amministrazione sia organizzativa che economica e, nel rispetto della rappresentatività espressa dai sindacati, si organizza in modo democratico come un organismo consiliare e diventa l’unico interlocutore dell’autorità militare di riferimento.

Tale organismo garantisce, in particolar modo nella fase iniziale di avvio delle organizzazioni sindacali, che in ogni realtà territoriale sia assicurato una rappresentanza, tendo conto che almeno per i primi anni a livello periferico potrebbero esserci reparti totalmente privi di delegazioni sindacali.

Evidentemente, la previsione di un organismo unico, totalmente rappresentativo del personale di base, rappresenta una garanzia di tutela per il personale ed, altresì, permette di favorire la gestione dei rapporti sindacali dei comandi periferici.

A tale organismo viene delegata l’attività di negoziazione decentrata.

 Art. 11 –Procedure di contrattazione

Viene introdotta ed evidenziata la funzione negoziale decentrata che verrà svolta dalle rappresentanze sindacali di corpo.

Art. 16. (Delega al Governo per il coordinamento normativo e regolamenti di attuazione)

In diretta conseguenza con alcune modifiche proposte sono state inseriti o modificati ovvero sono stati attualizzati  e posti in chiara consecuzione logica alcuni termini dispositivi temporali riguardo alla emanazione dei regolamenti attuativi .

Art. 17 : Giurisdizione giudice ordinario

Sono riservate  e ricondotte alla giurisdizione natural del giudice ORDINARIO le controversie promosse nell'ambito disciplinato dalla presente legge, anche quando la condotta antisindacale incide sulle prerogative dell'associazione professionale a carattere sindacale tra militari.

E’ noto l’orientamento che hanno i tribunali amministrativi nel senso di prospettare sovente soluzioni giuridiche favorevoli all’Amministrazione. Deve inoltre evidenziarsi che, se negli anni la legislazione ha avvicinato gli strumenti processuali del giudice Amministrativo a quelli propri del Giudice Ordinario, tale equiparazione rappresenta pur sempre un adattamento ad un sistema processuale ancora condizionato dai principi di specialità. Basti evidenziare, ad esempio, che nel processo amministrativo non è ammessa la prova testimoniale verbale ma solo scritta, ciò evidentemente, soprattutto nel caso di situazioni conflittuali negli ambienti lavorativi, rappresenta una limitazione giacché il giudice ordinario avrebbe i ben più ampi e incisivi poteri di convocazione e di audizione personale. 

La giurisdizione del giudice ordinario, peraltro, darebbe accesso ai vantaggi che sono notoriamente connessi con l’accesso ad un giudice territoriale quali la vicinanza con l’eventuale unità organizzativa coinvolta e le relative spese di tutela giudiziale che deve sostenere il sindacato. (Delega al Governo per il coordinamento normativo e regolamenti di attuazione)

In diretta conseguenza con le modifiche proposte e’ stato attualizzato l’ articolato proposto. 

Art. 19.(Abrogazioni e norme transitorie)

Il d.d.l.  prevede che entro il termine massimo di tre mesi vi sia il turn off della Rappresentanza a prescindere dalle vicende costitutive delle rappresentative sindacali.

Questa disposizione introduce una incognita evidentemente pericolosa.

Innanzitutto deve aversi riguardo alla effettiva capacità rappresentativa dei sindacati, il dato di riferimento dovrebbe richiamarsi alle deleghe raccolte l’anno precedente, quando è evidente che la prevalenza delle iscrizioni sono fino ad oggi avvenute in modo ordinario e senza delega, tenendo conto che quasi totalità del personale sta attendendo la legge di disciplina dei sindacati per comprendere il nuovo assetto rappresentativo e quindi effettuare una scelta con cognizione di causa.

L’ulteriore e verosimile pericolo è che vi siano realtà territoriali che si troveranno totalmente sprovviste di rappresentanze sindacali, o in cui quelle esistenti rappresentino una ridotta minoranza del personale, con il conseguente e gravissimo ed incostituzionale deficit di tutela.

Si aggiunga che ogni struttura sindacale dovrà avere una paritetica opportunità di promuovere e consolidare il tesseramento a partire dall’entrata in vigore della legge.

Ne consegue che i tre mesi dall’approvazione della legge per passare dalla Rappresentanza Militare ai Sindacati Militari sono evidentemente insufficienti.

E’ pertanto necessario che il nuovo sistema rappresentativo entri a regime dopo che, in condizione di parità, ovvero con la certezza giuridica che può offrire solamente il dato normativo di una legge vigente, ogni organizzazione sindacale abbia avuto la possibilità di promuovere pariteticamente il tesseramento, anche per mezzo dell’attività di propaganda sindacale svolta all’interno delle unità militari, anche in orario di servizio.

Un tale approccio permettera’  anche al personale di effettuare, in un contesto di democratico e trasparente confronto, quella che sarà la prima scelta sindacale, tenendo conto che ad ogni militare sarà permesso un unico tesseramento.

Per le ragioni sopra esposte si prevede che gli organi di Rappresentanza Militare  cessino la loro attività solamente quando saranno state elette le DELEGAZIONE SINDACALE DI CORPO di livello periferico .(Art. 16 c. 5)

Si introduce altresì una modifica della percentuale minima di rappresentatività nel regime transitorio dal 3 al 2% riducendo, tuttavia, il periodo temporaneo da tre a due anni.

 

TESTO DISEGNO DI LEGGE AS 1893

 (PARTI IN VERDE  PROPOSTE EMENDAMENTI AMUS)

 approvato dalla Camera dei deputati il 22 luglio 2020

d'iniziativa dei deputati CORDA, FERRARI, RIZZO, FANTUZ, ARESTA, BELOTTI, CHIAZZESE, FURGIUELE, DALL'OSSO, MARCHETTI, DEL MONACO, PAOLINI, D'UVA, PETTAZZI, ERMELLINO, TOCCALINI, FRUSONE, ZICCHIERI, POTENTI, IORIO, IOVINO, MENGA, MOLINARI, Roberto ROSSINI, Giovanni RUSSO e TRAVERSI

(V. Stampato Camera n. 875)

Trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza

il 23 luglio 2020

Norme sull'esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

(Diritto di associazione sindacale)

1. Il comma 2 dell'articolo 1475 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, è sostituito dal seguente:

« 2. In deroga al comma 1, i militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale per singola Forza armata o Forza di polizia a ordinamento militare o interforze».

2. Il diritto di libera organizzazione sindacale, di cui ALLA PRESENTE LEGGE, è esercitato nel rispetto dei doveri e dei princìpi previsti dall'articolo 52 della Costituzione, dagli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare, con esclusione del personale della riserva e in congedo, AD ECCEZIONE DEL PERSONALE IN POSIZIONE DI AUSILIARIA AL QUALE E’ CONSENTITO,  ISCRIVERSI A QUESTE ORGANIZZAZIONI SINDACALI ED ANCHE ASSUMERNE INCARICHI DIRIGENZIALI.

3. Gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare non possono aderire ad associazioni professionali a carattere sindacale diverse da quelle costituite ai sensi dell'articolo 1475, comma 2, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, come sostituito dal comma 1 del presente articolo.

4. Gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare possono aderire a una sola associazione professionale a carattere sindacale tra militari.

5. L'adesione alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari è libera, volontaria e individuale.

6. Non possono aderire alle associazioni di cui alla presente legge gli allievi delle scuole militari e delle accademie militari.


Art. 2. (Princìpi generali in materia di associazioni professionali a carattere sindacale tra militari)

1. Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari operano nel rispetto dei princìpi di democrazia, trasparenza e partecipazione e nel rispetto dei princìpi di coesione interna, neutralità, efficienza e prontezza operativa delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare.

2. Gli statuti delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari sono improntati ai seguenti princìpi:

a) democraticità dell'organizzazione sindacale ed elettività delle relative cariche;

b) neutralità ed estraneità alle competizioni politiche e ai partiti e movimenti politici;

c) assenza di finalità contrarie ai doveri derivanti dal giuramento prestato dai militari;

d) assenza di scopo di lucro;

e) rispetto degli altri requisiti previsti dalla presente legge.


Art. 3. (Costituzione delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari)

1. Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, entro cinque giorni lavorativi dalla loro costituzione, depositano lo statuto presso il Ministero della difesa o, per le associazioni professionali a carattere sindacale tra appartenenti al Corpo della guardia di finanza, presso il Ministero dell'economia e delle finanze. Il competente dicastero, accertata, entro i sessanta giorni

 successivi, la sussistenza dei requisiti previsti dalla presente legge, ne dispone la trascrizione in apposito albo ai fini dell'esercizio delle attività previste dallo statuto e della raccolta dei contributi sindacali nelle forme previste dall'articolo 7. Per le associazioni professionali a carattere sindacale riferite a personale di una o più Forze armate e del Corpo della guardia di finanza l'accertamento è svolto dal Ministero della difesa di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze. Non è consentito, nelle more del predetto procedimento, l'esercizio delle attività sindacali né la raccolta dei contributi sindacali.

2. In caso di accertate previsioni statutarie in contrasto con le disposizioni vigenti, il Ministero competente ne dà tempestiva comunicazione all'associazione, che può presentare, entro dieci giorni e per iscritto, formali osservazioni. Entro i successivi trenta giorni, il Ministero adotta il provvedimento finale.

3. Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari comunicano entro cinque giorni ogni successiva modifica statutaria al competente Ministero, che ne valuta, ai sensi dei commi 1 e 2, la conformità ai requisiti previsti.

4. In caso di successivo accertamento della perdita anche di uno solo dei requisiti o di violazione delle prescrizioni di legge, il Ministero competente ne dà tempestiva comunicazione all'associazione, che può presentare, entro dieci giorni e per iscritto, le proprie osservazioni. Entro i successivi trenta giorni, il Ministero competente adotta il provvedimento finale, informandone, nel caso di un provvedimento di cancellazione dall'albo di cui al comma 1, il Ministro della pubblica amministrazione.

5. L'associazione incorsa nel provvedimento di cancellazione di cui al comma 4 decade dalle prerogative sindacali e non può esercitare alcuna delle attività previste. Conseguentemente perdono efficacia le deleghe rilasciate dagli associati per il pagamento dei contributi sindacali ai sensi dell'articolo 7.


Art. 4. (Limitazioni)

1. Alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari è fatto divieto di:

a) assumere la rappresentanza di lavoratori non appartenenti alle Forze armate o alle Forze di polizia a ordinamento militare;

b) preannunciare o proclamare lo sciopero, o azioni sostitutive dello stesso, o parteciparvi anche se proclamato da organizzazioni sindacali estranee al personale militare e agli appartenenti alle Forze di polizia a ordinamento militare;

c) promuovere manifestazioni pubbliche in uniforme o con armi di servizio o sollecitare o invitare gli appartenenti alle Forze armate o alle Forze di polizia a ordinamento militare a parteciparvi;

d) assumere la rappresentanza, AI FINI NEGOZIALI, in via esclusiva di una o più categorie di personale. In ogni caso, la rappresentanza di una singola categoria all'interno di un'associazione professionale a carattere sindacale tra militari non deve superare il limite del 75 per cento dei suoi iscritti;

e) assumere una denominazione che richiami, anche in modo indiretto, quella di una o più categorie di personale, specialità, Corpo o altro che non sia la Forza armata o la Forza di polizia a ordinamento militare di appartenenza;

f) assumere denominazione o simboli che richiamino, anche in modo indiretto, organizzazioni sindacali per cui sussiste il divieto di adesione, ai sensi della presente legge, od organizzazioni politiche;

g) promuovere iniziative di organizzazioni politiche o dare supporto, a qualsiasi titolo, a campagne elettorali afferenti alla vita politica del Paese;

h) stabilire la propria sede o il proprio domicilio sociale presso unità o strutture del Ministero della difesa o del Ministero dell'economia e delle finanze o del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.


Art. 5. (Competenze delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari E DIFENSORE CIVICO MILITARE)

1. Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari curano la tutela individuale e collettiva dei diritti e degli interessi dei propri rappresentati nelle materie di cui al comma 2, garantendo che essi assolvano ai compiti propri delle Forze armate e che l'adesione alle associazioni non interferisca con il regolare svolgimento dei servizi istituzionali.

2. Sono di competenza delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari le materie afferenti:

a) ai contenuti del rapporto di impiego del personale militare, indicati agli articoli 4 e 5 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195;

b) all'assistenza fiscale e alla consulenza relativamente alle prestazioni previdenziali e assistenziali a favore dei propri iscritti;

c) all'inserimento nell'attività lavorativa di coloro che cessano dal servizio militare;

d) alle provvidenze per gli infortuni subiti e per le infermità contratte in servizio e per causa di servizio;

e) alle pari opportunità;

f) alle prerogative sindacali di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sulle misure di tutela della salute e della sicurezza del personale militare nei luoghi di lavoro;

g) agli spazi e alle attività culturali, assistenziali, ricreative e di promozione del benessere personale e dei familiari.

3. È comunque esclusa dalla competenza delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari la trattazione di materie afferenti all'ordinamento militare, all'addestramento, alle operazioni, al settore logistico-operativo, al rapporto gerarchico-funzionale nonché all'impiego del personale in servizio.

4. In relazione alle materie di cui al comma 2, le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari possono:

a) presentare ai Ministeri competenti osservazioni e proposte sull'applicazione delle leggi e dei regolamenti e segnalare le iniziative di modifica da esse eventualmente ritenute opportune;

b) essere ascoltate dalle Commissioni parlamentari del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, secondo le norme dei rispettivi regolamenti;

c) chiedere di essere ricevute dai Ministri competenti e dagli organi di vertice delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare.

5. A LIVELLO PERIFERICO E INTERMEDIO È ISTITUITO UN DIFENSORE CIVICO MILITARE IL QUALE:

a) E’ PREPOSTO, SU RICHIESTA CONGIUNTA DEL SINGOLO MILITARE E DEI SINDACATI RAPPRESENTATIVI , AL CONTROLLO DI LEGITTIMITA’ DEGLI ATTI E DEI PROVVEDIMENTI RELATIVI ALLE MATERIE DI CUI AL PRECEDENTE COMMA 3 DEL PRESENTE ARTICOLO ,  AD ESCLUSIONE DELLE MATERIE AFFERENTI LE OPERAZIONI E IL SETTORE LOGISTICO OPERATIVO, CON LE MODALITA’ DEL DIRITTO DI ACCESSO PREVISTE DALLA LEGGE N. 241/1990.

ESSO SVOLGE UN’ATTIVITA’ DI CONCILIAZIONE CON LE MODALTA’ CHE VERRANNO STABILITE DAL DECRETO DI CUI ALL’ART. 16.

b) IL DIFENSORE CIVICO MILITARE, DOVRA’ ESSERE UN LAUREATO IN GIURISPRUDENZA O TITOLI EQUIVALENTI, LA SUA FORMAZIONE DOVRA’ ESSERE CURATA DALL’AMMINSITRAZIONE IN ACCORDO CON LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI.

c) PUO’ ESSERE INVOCATO DAI MILITARI PER UNA RICHIESTA DI CONCILIAZIONE SULLE MATERIE DI SUA COMPETENZA. L’AUDIZIONE AVVIENE PER MEZZO DELLA ORGANIZZAZIONE SINDACALE A CUI SONO ISCRITTI;

d) PUO’ ESPRIMERE PARERI IN MERITO ALLE MATERIE DI CUI AL COMMA 3 DEL PRESENTE ARTICOLO , AD ESCLUSIONE DELLE MATERIE AFFERENTI LE OPERAZIONI E IL SETTORE LOGISTICO OPERATIVO, SU RICHIESTA DELL’AUTORITA’ PARLAMENTARE ,  POLITICA, MILITARE DI RIFERIMENTO O DELLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI;

e) HA DIRITTO AD UN TRATTAMENTO ECONOMICO ACCESSORIO STABILITO IN SEDE DI NEGOZIAZIONE SINDACALE.

6. LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI:

a)  ESPRIMONO PARERI NON VINCOLANTI E SONO AUDITE IN MERITO ALLE MATERIE DI CUI AL COMMA 3 DEL PRESENTE ARTICOLO, AD ESCLUSIONE DELLE MATERIE AFFERENTI LE OPERAZIONI E IL SETTORE LOGISTICO OPERATIVO.

b) POSSONO RAPPRESENTARE E ASSISTERE I MILITARI NEI PROCEDIMENTI DISCIPLINARI;


Art. 6. (Articolazioni periferiche delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari)

1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 13, gli statuti delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari possono prevedere articolazioni periferiche di livello regionale o territoriale.

2. Gli statuti definiscono le competenze delle articolazioni periferiche, nei limiti dei rispettivi ambiti regionali o territoriali, nelle seguenti materie:

a) informazione e consultazione degli iscritti;

b) esercizio delle prerogative sindacali di cui all'articolo 3 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, sulle misure di tutela della salute e della sicurezza del personale militare nei luoghi di lavoro;

c) rispetto e applicazione della contrattazione nazionale di comparto, interloquendo con l'amministrazione centrale di riferimento;

d) formulazione di pareri e proposte agli organi direttivi elettivi delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari.

3. A LIVELLO PERIFERICO TUTTI I MILITARI ELEGGONO UNA DELEGAZIONE SINDACALE DI CORPO SCEGLIENDO I NOMINATIVI DALLE LISTE PRESENTATE DALLE ASSOCIAZIONI SINDACALI RICONOSCIUTE COME RAPPRESENTATIVE AI SENSI DELLA PRESENTE LEGGE E DALLE LISTE AUTONOME NON SINDACALI CHE RAGGIUNGO ALMENO IL 10% DELLA FORZA EFFETTIVA.

LA DELEGAZIONE SINDACALE DI CORPO E’ COMPOSTA IN MODO PROPORZIONALE  AI VOTI RICEVUTI, ED E’ ORGANIZZATA NEL RISPETTO DEI PRINCIPI DI DEMOCRAZIA E TRASPARENZA.

4. LA DELEGAZIONE SINDACALE DI CORPO DI CUI AL COMMA PRECEDENTE È L’ORGANISMO PREPOSTO A SVOLGERE L’ATTIVITA’ NEGOZIALE O CONSULTIVA A LIVELLO DI COMANDO DI CORPO O CORRISPONDENTE COMANDO TERRITORIALE.

5. LA DELEGAZIONE SINDACALE DI CORPO SARA’ REGOLATA CON APPOSITO REGOLAMENTO DI CUI ALL’ ART. 16 DELLA PRESENTE LEGGE. 


Art. 7. (Finanziamento e trasparenza dei bilanci delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari)

1. Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari sono finanziate esclusivamente con i contributi sindacali degli iscritti, corrisposti nelle forme previste dal presente articolo. Le associazioni non possono ricevere eredità o legati, donazioni o sovvenzioni in qualsiasi forma, fatta eccezione per la devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento di altra associazione professionale a carattere sindacale tra militari.

2. Per la corresponsione del contributo sindacale, i militari rilasciano delega, esente dall'imposta di bollo e dalla registrazione, a favore dell'associazione professionale a carattere sindacale tra militari alla quale aderiscono, per la riscossione di una quota mensile della retribuzione, nella misura stabilita dai competenti organi statutari. Resta fermo il disposto dell'articolo 70 del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche amministrazioni, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180.

3. La delega ha validità dal primo giorno del mese successivo a quello del rilascio fino al 31 dicembre di ogni anno e si intende tacitamente rinnovata se non è revocata dall'interessato entro il 31 ottobre. La revoca della delega deve essere trasmessa, in forma scritta, all'amministrazione e all'associazione professionale a carattere sindacale tra militari interessata.

4. Le modalità di versamento alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari delle trattenute sulla retribuzione, operate dall'amministrazione in base alle deleghe rilasciate, sono stabilite con decreto del Ministro competente, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

5. Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari predispongono annualmente il bilancio preventivo, entro il 31 dicembre dell'anno precedente a quello cui l'esercizio si riferisce, e il rendiconto della gestione precedente, entro il 30 aprile dell'anno successivo; entrambi devono essere approvati dagli associati e resi conoscibili al pubblico, non oltre dieci giorni dalla loro approvazione, mediante idonee forme di pubblicità.


Art. 8. (Cariche elettive delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari)

1. Le cariche nelle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari sono esclusivamente elettive e possono essere ricoperte solo da militari in servizio effettivo, che abbiano compiuto almeno cinque anni di servizio nelle Forze armate o nelle Forze di polizia a ordinamento militare, e da militari in ausiliaria iscritti all'associazione stessa.

2. È eleggibile il militare in servizio che non si trovi in stato di sospensione dall'impiego o di aspettativa non sindacale, che non sia impiegato in funzioni di comando obbligatorio o incarico equipollente per l'avanzamento al grado superiore, in attribuzione specifica o che non rivesta l'incarico di comandante di Corpo e che non risulti frequentatore o allievo delle scuole o delle accademie militari, purché in possesso dei seguenti requisiti: non avere riportato condanne per delitti non colposi o sanzioni disciplinari di stato; non essere imputato in procedimenti penali per delitti non colposi.

3. Non possono essere iscritti ad associazioni professionali a carattere sindacale tra militari coloro che ricoprono i gradi di vertice di cui agli articoli 25, 32 e 40 del codice di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, né il Comandante generale del Corpo della guardia di finanza.

4. La durata delle cariche di cui al comma 1 è di quattro anni e non può essere frazionata. Non è consentita la rielezione per più di due mandati consecutivi. Coloro che hanno ricoperto per due mandati consecutivi le cariche di cui al comma 1 sono nuovamente rieleggibili trascorsi tre anni dalla scadenza del secondo mandato.

5. Nessun militare può essere posto in distacco sindacale per più di cinque volte.


Art. 9. (Svolgimento dell'attività di carattere sindacale e delega al Governo per la disciplina dell'esercizio dei diritti sindacali da parte del personale impiegato in luogo di operazioni)

1. I rappresentanti delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari svolgono le attività sindacali fuori dell'orario di servizio.

2. Ai fini dello svolgimento dell'attività sindacale, alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari rappresentative ai sensi dell'articolo 13 sono riconosciuti distacchi e permessi sindacali retribuiti nonché permessi e aspettative sindacali non retribuiti.

3. Con la contrattazione di cui all'articolo 11 sono stabiliti:

a) il contingente massimo dei distacchi autorizzabili per ciascuna Forza armata e Forza di polizia a ordinamento militare nonché il numero massimo annuo dei permessi retribuiti per i rappresentanti delle associazioni rappresentative;

b) la misura dei permessi e delle aspettative sindacali non retribuiti che possono essere concessi ai rappresentanti sindacali.

4. La ripartizione del contingente dei distacchi sindacali e dei permessi retribuiti tra le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari è effettuata con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione ai sensi dell'articolo 16, comma 4.

5. Le richieste di distacco o di aspettativa sindacale non retribuita sono presentate dalle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari rappresentative alla Forza armata o alla Forza di polizia a ordinamento militare cui appartiene il personale interessato, le quali, accertati i requisiti oggettivi previsti dalla presente legge, provvedono, entro il termine massimo di trenta giorni dalla richiesta, a darne comunicazione al Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero della difesa o, per il personale del Corpo della guardia di finanza, al Ministero dell'economia e delle finanze, per i conseguenti provvedimenti di stato.

6. Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari possono procedere alla revoca dei distacchi e delle aspettative in ogni momento, comunicandola alla Forza armata o alla Forza di polizia a ordinamento militare di riferimento nonché al Ministero della difesa o al Ministero dell'economia e delle finanze e al Dipartimento della funzione pubblica per i provvedimenti conseguenti. Le variazioni relative ai distacchi e alle aspettative devono essere comunicate entro il 31 gennaio di ogni anno.

7. Sono vietati l'utilizzo della ripartizione dei distacchi in forma compensativa nonché il loro utilizzo in forma frazionata.

8. I distacchi e le aspettative sindacali non retribuite non possono durare più di tre anni. Nessun militare può essere posto in distacco o in aspettativa sindacale non retribuita più di cinque volte. Tra ciascun distacco o aspettativa sindacale non retribuita deve intercorrere almeno un triennio di servizio effettivo.

9. I dirigenti delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari rappresentative ai sensi dell'articolo 13, che intendono fruire dei permessi sindacali di cui al presente articolo, devono darne comunicazione scritta al proprio comandante, individuato nell'autorità deputata alla concessione della licenza, almeno cinque giorni prima o, in casi eccezionali, almeno 48 ore prima, tramite l'associazione di appartenenza avente titolo. Il comandante autorizza il permesso sindacale salvo che non ostino prioritarie e improcrastinabili esigenze di servizio e sempre che venga garantita la regolare funzionalità del servizio.

10. È vietata ogni forma di cumulo dei permessi sindacali, giornalieri od orari.

11. L'effettiva utilizzazione dei permessi sindacali di cui al presente articolo deve essere certificata entro tre giorni all'autorità individuata ai sensi del comma 9 da parte dell'associazione professionale a carattere sindacale tra militari che ha chiesto e utilizzato il permesso.

12. I permessi sindacali di cui al presente articolo sono equiparati al servizio. Tenuto conto della specificità delle funzioni istituzionali e della particolare organizzazione delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, i permessi sono autorizzati in misura corrispondente al turno di servizio giornaliero e non possono superare mensilmente, per ciascun rappresentante sindacale, nove turni giornalieri di servizio.

13. Per i permessi sindacali retribuiti di cui al presente articolo è corrisposto il trattamento economico corrispondente a quello di servizio, con esclusione delle indennità e dei compensi per il lavoro straordinario e di quelli collegati all'effettivo svolgimento delle prestazioni.

14. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per disciplinare le particolari limitazioni all'esercizio dell'attività di carattere sindacale da parte del personale impiegato in attività operativa, addestrativa, formativa ed esercitativa, anche fuori del territorio nazionale, inquadrato in contingenti o a bordo di unità navali ovvero distaccato individualmente, secondo il seguente principio e criterio direttivo: consentire l'esercizio e la tutela dei diritti sindacali del personale militare salvaguardando le preminenti esigenze di funzionalità, sicurezza e prontezza operativa correlate alle specifiche operazioni militari.

15. Il decreto legislativo di cui al comma 14 è adottato su proposta del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro della funzione pubblica, sentite le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari rappresentative a livello nazionale ai sensi dell'articolo 13 e previa acquisizione del parere del Consiglio di Stato, da rendere nel termine di trenta giorni dalla data di trasmissione dello schema del decreto legislativo, decorso il quale il Governo può comunque procedere. Lo schema del decreto legislativo, corredato di relazione tecnica, è successivamente trasmesso alle Camere per l'espressione dei pareri delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si pronunciano nel termine di sessanta giorni dalla data di trasmissione, decorso il quale il decreto legislativo può essere comunque adottato. Se il termine previsto per il parere cade nei trenta giorni che precedono la scadenza del termine previsto al comma 14 o successivamente, la scadenza di quest'ultimo è prorogata di novanta giorni. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione. Le Commissioni competenti per materia possono esprimersi sulle osservazioni del Governo entro il termine di dieci giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati.

16. Entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 14, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui ai commi 14 e 15, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.

17. Dall'attuazione della delega di cui al comma 14 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.


Art. 10. (Diritto di assemblea)

1. Per l'esercizio del diritto di associazione sindacale riconosciuto dalla presente legge, i militari, fuori dell'orario di servizio, possono tenere riunioni:

a) anche in uniforme, in locali messi a disposizione dall'amministrazione, che ne concorda le modalità d'uso;

b) in luoghi aperti al pubblico, senza l'uso dell'uniforme.

2. Sono autorizzate riunioni con ordine del giorno su materie di competenza delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, durante l'orario di servizio nel limite di dieci ore annue individuali, secondo le disposizioni che regolano l'assenza dal servizio, previa comunicazione, con almeno cinque giorni di anticipo, ai comandanti delle unità o dei reparti interessati da parte dell'associazione professionale a carattere sindacale tra militari richiedente.

3. Le modalità di tempo e di luogo per lo svolgimento delle riunioni sono concordate con i comandanti al fine di renderle compatibili con le esigenze di servizio.

4. Le eventuali controversie sono regolate ai sensi dell'articolo 17.


Art. 11. (Procedure di contrattazione)

1. Alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari riconosciute rappresentative a livello nazionale, secondo quanto stabilito dall'articolo 13, sono attribuiti i poteri negoziali al fine della contrattazione nazionale di comparto. La medesima procedura si applica alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare negli ambiti riservati all'amministrazione di appartenenza, per tutto il personale militare in servizio e in particolare con l'osservanza delle disposizioni di cui al decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, e all'articolo 46 del decreto legislativo 29 maggio 2017, n. 95.

2. Le procedure che disciplinano i contenuti del rapporto di impiego del personale militare sono stabilite dalla presente legge e si concludono con l'emanazione di distinti decreti del Presidente della Repubblica concernenti rispettivamente il personale delle Forze armate e il personale delle Forze di polizia a ordinamento militare.

3. I decreti del Presidente della Repubblica di cui al comma 2 sono emanati a seguito di accordi sindacali stipulati dalle seguenti delegazioni:

a) per la parte pubblica: una delegazione composta dal Ministro per la pubblica amministrazione, che la presiede, e dai Ministri della difesa e dell'economia e delle finanze o dai Sottosegretari di Stato rispettivamente delegati, alla quale partecipano, nell'ambito delle delegazioni dei Ministri della difesa e dell'economia e delle finanze, il Capo di stato maggiore della difesa o suo rappresentante, accompagnato dai Capi di stato maggiore delle Forze armate o loro rappresentanti, per l'accordo concernente il personale delle Forze armate, e i Comandanti generali dell'Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza, per l'accordo concernente il personale delle Forze di polizia a ordinamento militare;

b) per la parte sindacale: una delegazione sindacale composta da rappresentanti delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari rappresentative del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, individuate con il decreto del Ministro per la pubblica amministrazione di cui all'articolo 13, comma 2. Le delegazioni delle organizzazioni sindacali sono composte dai rappresentanti di ciascuna organizzazione sindacale.

4. Sono oggetto di contrattazione NAZIONALE E DECENTRATA le seguenti materie:

a) per le Forze armate, le materie di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195;

b) per le Forze di polizia a ordinamento militare, le materie di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195.

5. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli 4, 5, 6, 7 e 8 del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195.


Art. 12. (Obblighi delle amministrazioni)

1. Le amministrazioni del Ministero della difesa e del Ministero dell'economia e delle finanze comunicano alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari riconosciute rappresentative a livello nazionale ai sensi dell'articolo 13 ogni iniziativa volta a modificare il rapporto di impiego del personale militare, con particolare riferimento alle direttive interne della Forza armata o della Forza di polizia a ordinamento militare di appartenenza o alle direttive di carattere generale che direttamente o indirettamente riguardano la condizione lavorativa del personale militare. Tale obbligo di comunicazione è assolto anche attraverso la pubblicazione di tali dati nei portali telematici istituzionali.

Art. 13. (Rappresentatività)

1. Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari sono considerate rappresentative a livello nazionale, ai fini delle attività e delle competenze specificamente individuate dalla presente legge, quando raggiungono un numero di iscritti almeno pari al 4 per cento della forza effettiva complessiva della Forza armata o della Forza di polizia a ordinamento militare. Qualora l'associazione professionale a carattere sindacale sia invece costituita da militari appartenenti a due o più Forze armate o Forze di polizia a ordinamento militare, la stessa dovrà avere una rappresentatività non inferiore al 3 per cento della forza effettiva in ragione della singola Forza armata o Forza di polizia a ordinamento militare, rilevata al 31 dicembre dell'anno precedente a quello in cui si renda necessario determinare la rappresentatività delle associazioni medesime.

2. Con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione, sentiti, per quanto di rispettiva competenza, i Ministri della difesa e dell'economia e delle finanze, sono riconosciute le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari rappresentative a livello nazionale, in possesso dei requisiti di cui al presente articolo.


Art. 14. (Tutela e diritti)

1. I militari che ricoprono cariche elettive nelle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari:

a) non sono perseguibili in via disciplinare per le opinioni espresse nello svolgimento dei compiti connessi con l'esercizio delle loro funzioni, fatti salvi i limiti della correttezza formale e i doveri derivanti dal giuramento prestato, dal grado, dal senso di responsabilità e dal contegno da tenere, anche fuori del servizio, a salvaguardia del prestigio istituzionale;

b) non possono essere trasferiti a un'altra sede o reparto ovvero essere sostituiti nell'incarico ricoperto al momento dell'elezione, se non previa intesa con l'associazione professionale a carattere sindacale tra militari alla quale appartengono, salvi i casi di incompatibilità ambientale o di esigenza di trasferimento dovuta alla necessità di assolvere i previsti obblighi di comando e le attribuzioni specifiche di servizio e, per il personale della Marina, di imbarco, necessari per l'avanzamento, e salvi i casi straordinari di necessità e urgenza, anche per dichiarazione dello stato di emergenza;

c) non possono essere impiegati in territorio estero singolarmente, fatte salve le esigenze delle unità di appartenenza;

d) possono manifestare il loro pensiero in ogni sede e su tutte le questioni non soggette a classifica di segretezza che riguardano la vita militare, nei limiti previsti dalla presente legge e nelle materie di cui all'articolo 5; possono interloquire con enti e associazioni di carattere sociale, culturale o politico, anche estranei alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare, e partecipare a convegni e assemblee aventi carattere sindacale, nei modi e con i limiti previsti dalla presente legge;

e) possono inviare comunicazioni scritte al personale militare sulle materie di loro competenza, nonché visitare le strutture e i reparti militari presso i quali opera il personale da essi rappresentato quando lo ritengono opportuno, concordandone le modalità, almeno trentasei ore prima, con i comandanti competenti.

Art. 15. (Informazione e pubblicità)

1. Le deliberazioni, le votazioni, le relazioni, i processi verbali e i comunicati delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, le dichiarazioni dei militari che ricoprono cariche elettive e ogni notizia relativa all'attività sindacale possono essere resi pubblici secondo le modalità previste dai rispettivi statuti.

2. Ai dirigenti delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari è data facoltà di avere rapporti con gli organi di stampa e di rilasciare dichiarazioni esclusivamente in merito alle materie di loro competenza e oggetto di contrattazione nazionale di settore.

3. Negli ordinamenti didattici delle scuole di formazione, di base e delle accademie militari è inserita la materia « elementi di diritto del lavoro e di diritto sindacale in ambito militare ».


Art. 16. (Delega al Governo per il coordinamento normativo e regolamenti di attuazione)

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per il coordinamento normativo delle disposizioni del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 195, e del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) abrogazione delle disposizioni legislative e regolamentari che disciplinano gli istituti della rappresentanza militare;

b) novellazione del codice di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, al fine di inserirvi le disposizioni della presente legge;

c) modificazioni e integrazioni normative necessarie per il coordinamento delle disposizioni contenute nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti e nei decreti con le norme della presente legge;

d) semplificazione e maggiore efficienza delle procedure di contrattazione del comparto sicurezza e difesa, attraverso la previsione di un primo livello di negoziazione nel quale regolare gli aspetti comuni a tutte le Forze armate e le Forze di polizia a ordinamento militare, nonché un secondo livello attraverso cui regolare gli aspetti più caratteristici delle singole Forze armate e Forze di polizia a ordinamento militare, ivi compresa la distribuzione della retribuzione accessoria e di produttività.

2. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al comma 1, corredati di relazione tecnica, sono sottoposti al parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che si esprimono entro trenta giorni dalla trasmissione.

3. Con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro DODICI MESI dalla data di entrata in vigore della presente legge, è adottato il regolamento di attuazione della presente legge.

4. Con decreto adottato dal Ministro per la pubblica amministrazione, sentiti i Ministri della difesa e dell'economia e delle finanze, nell'ambito delle rispettive competenze, e le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, entro DICIOTTO MESI dalla data di entrata in vigore della presente legge, è determinato il contingente dei distacchi e dei permessi sindacali per ciascuna Forza armata e Forza di polizia a ordinamento militare, da ripartire tra le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, sulla base della rappresentatività calcolata ai sensi dell'articolo 13.

5. CON DECRETO DEL MINISTRO DELLA DIFESA, DI CONCERTO CON IL MINISTRO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE, AI SENSI DELL'ARTICOLO 17, COMMA 3, DELLA LEGGE 23 AGOSTO 1988, N. 400, ENTRO DICIOTTO MESI   DALLA DATA DI ENTRATA IN VIGORE DELLA PRESENTE LEGGE, È ADOTTATO IL REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DELLE RAPPRESENTANZE SINDACALI DI CORPO DI CUI ALL’ARTICOLO 6 COMMA 3 DELLA PRESENTE LEGGE, LE QUALI SONO ELETTE  ENTRO SEI MESI DALL’ENTRATA IN VIGORE DELLO STESSO REGOLAMENTO .

6. Entro VENTIQUATTRO MESI dalla data di entrata in vigore dell'ultimo dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi e della procedura di cui al presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.

7. Dall'attuazione della delega di cui al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.


Art. 17. (Giurisdizione)

1. Sono riservate alla giurisdizione del giudice ORDINARIO le controversie promosse nell'ambito disciplinato dalla presente legge, anche quando la condotta antisindacale incide sulle prerogative dell'associazione professionale a carattere sindacale tra militari.

2. Per le controversie nelle materie di cui alla presente legge, la parte ricorrente è tenuta al versamento, indipendentemente dal valore della causa, del contributo unificato di importo fisso di cui all'articolo 13, comma 6-bis, lettera e), del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115. Se la controversia riguarda condotte antisindacali consistenti nel diniego ingiustificato dei diritti e delle prerogative sindacali di cui alla presente legge, l'associazione professionale a carattere sindacale tra militari legittimata ad agire ai sensi del comma 2 può promuovere un previo tentativo di conciliazione presso la commissione individuata ai sensi dell'articolo 18.

3. La richiesta del tentativo di conciliazione di cui al comma 4, sottoscritta da chi ha la rappresentanza legale dell'associazione, è notificata, tramite posta elettronica certificata, sottoscritta digitalmente, ai sensi del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, oppure mediante raccomandata con avviso di ricevimento, alla commissione di conciliazione competente, che cura l'invio di copia digitale della richiesta all'articolazione della Forza armata o della Forza di polizia a ordinamento militare interessata. La richiesta deve indicare:

a) la denominazione e la sede dell'associazione, nonché il nome del legale rappresentante e l'atto statutario che gli conferisce i poteri rappresentativi;

b) il luogo dove è sorta la controversia;

c) l'esposizione dei fatti e delle ragioni poste a fondamento della pretesa.

4. L'articolazione della Forza armata o della Forza di polizia a ordinamento militare interessata dalla controversia deposita presso la commissione di conciliazione, entro dieci giorni dal ricevimento della copia della richiesta, una memoria contenente le difese e le eccezioni in fatto e in diritto. Entro i dieci giorni successivi a tale deposito, la commissione fissa, per una data compresa nei successivi trenta giorni, la comparizione dell'associazione e dell'articolazione dell'amministrazione interessata per il tentativo di conciliazione. Dinnanzi alla commissione, per l'associazione professionale a carattere sindacale tra militari deve presentarsi il legale rappresentante ovvero altro militare ad essa appartenente appositamente delegato. Non è ammessa la partecipazione di soggetti non appartenenti all'associazione.

5. Se la conciliazione esperita ai sensi dei commi 4, secondo periodo, 5 e 6 ha esito positivo, viene redatto un processo verbale che riporta il contenuto dell'accordo raggiunto. Il processo verbale, sottoscritto dalle parti e dal presidente della commissione di conciliazione, costituisce titolo esecutivo. Se non è raggiunto l'accordo, la medesima controversia può costituire oggetto di ricorso innanzi al giudice amministrativo ai sensi dei commi 1 e 2.

6. Alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari è attribuita legittimazione attiva in giudizio in sede civile, penale e amministrativa quando sussiste interesse diretto in relazione alle materie di competenza di cui all'articolo 5 della presente legge.


Art. 18. (Procedure di conciliazione)

1. È istituita presso il Ministero della difesa la commissione centrale di conciliazione per la risoluzione in via bonaria delle controversie indicate all'articolo 17, comma 4, aventi rilievo nazionale. Per la conciliazione delle medesime controversie riferite al personale del Corpo della guardia di finanza è istituita analoga commissione centrale presso il Ministero dell'economia e delle finanze.

2. Sono altresì istituite, presso unità organizzative di livello non inferiore a quello regionale o paritetico delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, almeno cinque commissioni periferiche di conciliazione, per la risoluzione in via bonaria delle controversie indicate all'articolo 17, comma 4, aventi rilievo locale.

3. Le commissioni di cui ai commi 1 e 2, le cui modalità di costituzione e funzionamento sono definite con regolamento adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge:

a) sono presiedute, con funzione di garanzia, da un presidente nominato con decreto del Ministro della difesa o, per le commissioni riferite al personale del Corpo della guardia di finanza, dal Ministro dell'economia e delle finanze, sentite le Commissioni parlamentari competenti per materia, scelto tra gli iscritti in un elenco appositamente istituito presso i citati Ministeri e comprendente magistrati, avvocati iscritti all'albo speciale degli avvocati ammessi al patrocinio dinnanzi alle giurisdizioni superiori e professori universitari in materie giuridiche;

b) sono composte da appartenenti alla Forza armata o alla Forza di polizia a ordinamento militare di riferimento e da militari designati, nell'ambito dei propri iscritti, dalle associazioni riconosciute rappresentative ai sensi dell'articolo 13 della presente legge. I militari appartenenti alle commissioni di conciliazione svolgono tale attività per servizio e sono individuati, con incarico non esclusivo, fra coloro che sono impiegati nell'ambito della regione amministrativa nella quale ha sede la commissione di cui sono componenti.

4. Per promuovere il tentativo di conciliazione, la parte ricorrente è tenuta a versare, con le modalità definite dal regolamento di cui al comma 3, un contributo pari a euro 155 per le procedure dinnanzi alle commissioni centrali di cui al comma 1 e pari a euro 105 per le procedure dinnanzi alle commissioni periferiche di cui al comma 2.

5. Le amministrazioni interessate provvedono all'istituzione e al funzionamento delle commissioni di cui ai commi 1 e 2 nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Ai rispettivi componenti non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati.


Art. 19. (Abrogazioni e norme transitorie)

1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono abrogati gli articoli da 1476 a 1482 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66.

2. I delegati della rappresentanza militare di cui al capo III del titolo IX del libro quarto del codice di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, il cui mandato è in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, restano in carica esclusivamente per le attività D’ISTITUTO E DI ordinaria amministrazione , CON  ESCLUSIONE DI QUELLE PRETTAMENTE NEGOZIALI E CONCERTATIVE, fino all'entrata in vigore del decreto di cui al comma 5 dell'articolo 16 e comunque FINO ALLA COSTITUZIONE DELLE DELEGAZIONI SINDACALI DI CORPO DI CUI ALL’ARTICOLO 6 COMMA 3 DELLA PRESENTE LEGGE.

3. In via transitoria, limitatamente ai primi DUE anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, la quota percentuale di iscritti prevista dal comma 1 dell'articolo 13 è ridotta al 2 per cento.

4. Le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, che alla data di entrata in vigore della presente legge abbiano già conseguito l'assenso del Ministro competente, si adeguano ai contenuti e alle prescrizioni della presente legge entro novanta giorni dalla medesima data di entrata in vigore. Decorso tale termine, il Ministro competente effettua sulle predette associazioni i controlli previsti dall'articolo 3.

Art. 20. (Clausola di invarianza finanziaria)

1. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Le amministrazioni interessate vi provvedono nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.