Sommario di questo articolo

Premessa illustrativa sugli emendamenti AMUS AL DISEGNO DI LEGGE AS 1893

 

d'iniziativa dei deputati CORDA, FERRARI, RIZZO, FANTUZ, ARESTA, BELOTTI, CHIAZZESE, FURGIUELE, DALL'OSSO, MARCHETTI, DEL MONACO, PAOLINI, D'UVA, PETTAZZI, ERMELLINO, TOCCALINI, FRUSONE, ZICCHIERI, POTENTI, IORIO, IOVINO, MENGA, MOLINARI, Roberto ROSSINI, Giovanni RUSSO e TRAVERSI

(V. Stampato Camera n. 875)

Art.1 :  Personale in congedo

L’articolo uno prevede un divieto assoluto al personale in congedo di costituire sindacati, tale previsione normativa evidentemente è una svista degli estensori, invero, il diritto sindacale dei militari in congedo non è mai stato limitato nemmeno nella legislazione ante sentenza Corte Cost. n. 120/2018, il divieto darebbe luogo a ricorsi giurisdizionali con esito scontato.

Viene introdotta pertanto una modifica che fa salvi i diritti per il personale in congedo di partecipare ed iscriversi ad associazioni sindacali generali ed al contempo consente al personale nella posizione di Ausiliaria di iscriversi a quelli previsti dalla presente legge per il personale in servizio con la possibilità di assumere, nell’ambito di queste ultimi, incarichi dirigenziali.

Art. 4 : Ampliamento funzione rappresentativa

La modifica garantisce ai sindacati la possibilità svolgere attività di rappresentanza anche per solo una o più categorie di personale iscritto, fuori dal contesto delle attività negoziali (es. sede di riforme normative, attività sociali, partecipazione a dibattiti e confronti sindacali o politici).

Art. 5 : Difensore Civico Militare

Negli ambienti militari sono note le diffuse aspettative nei confronti delle organizzazioni sindacali che si basano sulla convinzione che possano tutelare il personale  nelle materie fino ad oggi sottratte agli organi di rappresentanza interni. Nella coscienza diffusa fra il personale militare vi è la consapevolezza che proprio tali limiti costituiscono la principale ragione della decadenza della Rappresentanza che negli anni ha perso il suo carattere sostanzialmente rappresentativo.

Vi è il fondato timore che la disaffezione oggi mostrata verso gli organi di rappresentanza si riproduca nuovamente anche verso le organizzazioni sindacali nel momento in cui il personale militare realizzerà la sostanziale replica dei limiti di intervento subiti per oltre 40 anni di Rappresentanza.

Evidentemente la disaffezione verso il nuovo sistema di rappresentanza costituisce un pericolo non solo per il depotenziamento delle capacità di tutela del personale, ma anche e soprattutto verso la stessa Amministrazione, la quale si vedrebbe costretta ad affrontare situazioni “collaterali” e alternative di conflitto chiaramente dannose per ogni azione di Comando.

Al fine, pertanto, di non mortificare gli intenti riformisti del sistema di tutela, e per sopire le preoccupazioni e diffidenze che l’Amministrazione può nutrire verso il nuovo strumento sindacale, si introduce la figura del Difensore Civico Militare il quale, su richiesta congiunta del singolo militare e dei sindacati rappresentativi a livello Nazionale , sara’ preposto al controllo di legittimità degli atti e dei provvedimenti relativi ad alcune materie di cui al comma 3 dell’articolo 5,  ad esclusione di quelle relative al settore logistico-operativo e alle operazioni, con le modalità del diritto di accesso previste dalla legge n. 241/1990 e svolte un’attività di conciliazione con le modalità del decreto attuativo alla legge sui sindacati militari (art. 16). 

 Rimangono comunque inibite ai sindacati, in termini di competenza negoziale, le materie relative all'ordinamento militare, all'addestramento, alle operazioni, al settore logistico-operativo, al rapporto gerarchico-funzionale nonché all'impiego del personale in servizio.

Il Difensore Civico sara’ quindi una figura qualificata e neutra, in quanto designata dall’Amministrazione e titolata a percepire una indennità di funzione stabilita in sede di negoziazione contrattuale, ha lo scopo di offrire ai militari una tutela anche in talune delle materie inibite ai sindacati, con un meccanismo del diritto di accesso e della conciliazione che non compromette l’operatività delle ff.aa.

La sua funzione si svolgera’ attraverso il diritto di accesso e di verifica di legittimità degli atti relativi a tali materie e, altresì, svolge una funzione di conciliazione su richiesta del singolo militare. L’accesso alla conciliazione potra’ avvenire solamente per il tramite di una organizzazione sindacale rappresentativa a livello nazionale.

Diritto consultivo e informativo non vincolante dei sindacati e assistenza nei procedimenti disciplinari 

Pur rispettando il divieto di trattazione negoziale delle materie afferenti all’ordinamento militare, all’addestramento, alle operazioni, al settore logistico-operativo, al rapporto gerarchico-funzionale nonché all’impiego del personale in servizio, si prevede che le organizzazioni sindacali abbiano il diritto di formulare proposte non vincolanti e di essere udite su alcune delle medesime materie.

La modifica permette inoltre ai militari di avvalersi dell’assistenza e della rappresentanza sindacale nell’ambito dei procedimenti disciplinari.

Art.6 : Rappresentanza Sindacale di Corpo

La presenza a livello territoriale di diverse delegazioni sindacali produrrà certamente serie difficoltà di gestione dei rapporti con tali organi di rappresentanza nei confronti dell’autorità di Comando, nel

 contempo si realizza il rischio che venga mortificata anche la funzione rappresentativa, ancor più se si pensa alla fase di avvio e assestamento del nuovo sistema di rappresentanza che richiederà evidentemente alcuni anni, in particolar modo con riguardo al periodo necessario al raggiungimento di un utile valore numerico di rappresentatività.

Tale premessa si rende più comprensibile avendo riguardo alla dinamica conflittuale già oggi caratterizza i rapporti tra le medesime organizzazioni sindacali anche all’interno delle articolazioni militari periferiche.

Per tali ragioni si ritiene necessario introdurre a livello periferico un organismo unitario eletto da tutto il personale, anche quello non iscritto ai sindacati, che potrà votare i delegati dalle liste presentate dai sindacati e da liste autonome che raggiungano un’adesione pari ad almeno il 10% della forza effettiva. Tale organismo mantiene la sua indipendenza dall’Amministrazione sia organizzativa che economica e, nel rispetto della rappresentatività espressa dai sindacati, si organizza in modo democratico come un organismo consiliare e diventa l’unico interlocutore dell’autorità militare di riferimento.

Tale organismo garantisce, in particolar modo nella fase iniziale di avvio delle organizzazioni sindacali, che in ogni realtà territoriale sia assicurato una rappresentanza, tendo conto che almeno per i primi anni a livello periferico potrebbero esserci reparti totalmente privi di delegazioni sindacali.

Evidentemente, la previsione di un organismo unico, totalmente rappresentativo del personale di base, rappresenta una garanzia di tutela per il personale ed, altresì, permette di favorire la gestione dei rapporti sindacali dei comandi periferici.

A tale organismo viene delegata l’attività di negoziazione decentrata.

 Art. 11 –Procedure di contrattazione

Viene introdotta ed evidenziata la funzione negoziale decentrata che verrà svolta dalle rappresentanze sindacali di corpo.

Art. 16. (Delega al Governo per il coordinamento normativo e regolamenti di attuazione)

In diretta conseguenza con alcune modifiche proposte sono state inseriti o modificati ovvero sono stati attualizzati  e posti in chiara consecuzione logica alcuni termini dispositivi temporali riguardo alla emanazione dei regolamenti attuativi .

Art. 17 : Giurisdizione giudice ordinario

Sono riservate  e ricondotte alla giurisdizione natural del giudice ORDINARIO le controversie promosse nell'ambito disciplinato dalla presente legge, anche quando la condotta antisindacale incide sulle prerogative dell'associazione professionale a carattere sindacale tra militari.

E’ noto l’orientamento che hanno i tribunali amministrativi nel senso di prospettare sovente soluzioni giuridiche favorevoli all’Amministrazione. Deve inoltre evidenziarsi che, se negli anni la legislazione ha avvicinato gli strumenti processuali del giudice Amministrativo a quelli propri del Giudice Ordinario, tale equiparazione rappresenta pur sempre un adattamento ad un sistema processuale ancora condizionato dai principi di specialità. Basti evidenziare, ad esempio, che nel processo amministrativo non è ammessa la prova testimoniale verbale ma solo scritta, ciò evidentemente, soprattutto nel caso di situazioni conflittuali negli ambienti lavorativi, rappresenta una limitazione giacché il giudice ordinario avrebbe i ben più ampi e incisivi poteri di convocazione e di audizione personale. 

La giurisdizione del giudice ordinario, peraltro, darebbe accesso ai vantaggi che sono notoriamente connessi con l’accesso ad un giudice territoriale quali la vicinanza con l’eventuale unità organizzativa coinvolta e le relative spese di tutela giudiziale che deve sostenere il sindacato. (Delega al Governo per il coordinamento normativo e regolamenti di attuazione)

In diretta conseguenza con le modifiche proposte e’ stato attualizzato l’ articolato proposto. 

Art. 19.(Abrogazioni e norme transitorie)

Il d.d.l.  prevede che entro il termine massimo di tre mesi vi sia il turn off della Rappresentanza a prescindere dalle vicende costitutive delle rappresentative sindacali.

Questa disposizione introduce una incognita evidentemente pericolosa.

Innanzitutto deve aversi riguardo alla effettiva capacità rappresentativa dei sindacati, il dato di riferimento dovrebbe richiamarsi alle deleghe raccolte l’anno precedente, quando è evidente che la prevalenza delle iscrizioni sono fino ad oggi avvenute in modo ordinario e senza delega, tenendo conto che quasi totalità del personale sta attendendo la legge di disciplina dei sindacati per comprendere il nuovo assetto rappresentativo e quindi effettuare una scelta con cognizione di causa.

L’ulteriore e verosimile pericolo è che vi siano realtà territoriali che si troveranno totalmente sprovviste di rappresentanze sindacali, o in cui quelle esistenti rappresentino una ridotta minoranza del personale, con il conseguente e gravissimo ed incostituzionale deficit di tutela.

Si aggiunga che ogni struttura sindacale dovrà avere una paritetica opportunità di promuovere e consolidare il tesseramento a partire dall’entrata in vigore della legge.

Ne consegue che i tre mesi dall’approvazione della legge per passare dalla Rappresentanza Militare ai Sindacati Militari sono evidentemente insufficienti.

E’ pertanto necessario che il nuovo sistema rappresentativo entri a regime dopo che, in condizione di parità, ovvero con la certezza giuridica che può offrire solamente il dato normativo di una legge vigente, ogni organizzazione sindacale abbia avuto la possibilità di promuovere pariteticamente il tesseramento, anche per mezzo dell’attività di propaganda sindacale svolta all’interno delle unità militari, anche in orario di servizio.

Un tale approccio permettera’  anche al personale di effettuare, in un contesto di democratico e trasparente confronto, quella che sarà la prima scelta sindacale, tenendo conto che ad ogni militare sarà permesso un unico tesseramento.

Per le ragioni sopra esposte si prevede che gli organi di Rappresentanza Militare  cessino la loro attività solamente quando saranno state elette le DELEGAZIONE SINDACALE DI CORPO di livello periferico .(Art. 16 c. 5)

Si introduce altresì una modifica della percentuale minima di rappresentatività nel regime transitorio dal 3 al 2% riducendo, tuttavia, il periodo temporaneo da tre a due anni.

 

TESTO DISEGNO DI LEGGE AS 1893

 (PARTI IN VERDE  PROPOSTE EMENDAMENTI AMUS)

 approvato dalla Camera dei deputati il 22 luglio 2020

d'iniziativa dei deputati CORDA, FERRARI, RIZZO, FANTUZ, ARESTA, BELOTTI, CHIAZZESE, FURGIUELE, DALL'OSSO, MARCHETTI, DEL MONACO, PAOLINI, D'UVA, PETTAZZI, ERMELLINO, TOCCALINI, FRUSONE, ZICCHIERI, POTENTI, IORIO, IOVINO, MENGA, MOLINARI, Roberto ROSSINI, Giovanni RUSSO e TRAVERSI

(V. Stampato Camera n. 875)

Trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza

il 23 luglio 2020

Norme sull'esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia a ordinamento militare, nonché delega al Governo per il coordinamento normativo

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

(Diritto di associazione sindacale)

1. Il comma 2 dell'articolo 1475 del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, è sostituito dal seguente:

« 2. In deroga al comma 1, i militari possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale per singola Forza armata o Forza di polizia a ordinamento militare o interforze».

2. Il diritto di libera organizzazione sindacale, di cui ALLA PRESENTE LEGGE, è esercitato nel rispetto dei doveri e dei princìpi previsti dall'articolo 52 della Costituzione, dagli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare, con esclusione del personale della riserva e in congedo, AD ECCEZIONE DEL PERSONALE IN POSIZIONE DI AUSILIARIA AL QUALE E’ CONSENTITO,  ISCRIVERSI A QUESTE ORGANIZZAZIONI SINDACALI ED ANCHE ASSUMERNE INCARICHI DIRIGENZIALI.

3. Gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare non possono aderire ad associazioni professionali a carattere sindacale diverse da quelle costituite ai sensi dell'articolo 1475, comma 2, del codice dell'ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, come sostituito dal comma 1 del presente articolo.

4. Gli appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia a ordinamento militare possono aderire a una sola associazione professionale a carattere sindacale tra militari.

5. L'adesione alle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari è libera, volontaria e individuale.

6. Non possono aderire alle associazioni di cui alla presente legge gli allievi delle scuole militari e delle accademie militari.