Eccoci giunti a dicembre, già prossimi alla scadenza della nuova tornata contrattuale 2019/2021 per il personale del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico. 

Per quanto riguarda la parte economica, gli aumenti che sembrano essere certi si aggirerebbero in media sui 100-130 Euro lorde mensili, al netto dell’indennità di vacanza contrattuale che ovviamente andrà inglobata nel compenso stesso. 

Trattasi dei soliti miseri stanziamenti ai quali il personale militare non dirigente è oramai abituato. Solite chiacchiere e roboanti promesse che non hanno mai conosciuto seguito.

Tuttavia, al peggio non c’è mai fine e nelle bozze si evidenziano ulteriori contenuti che sembrano confermare come talune misure sorte in passato come “straordinarie” oggi siano divenute “ordinarie”. Ci si riferisce al fatto che anche per questo triennio non ci sarebbero sufficienti coperture per pagare i legittimi arretrati e si vuole optare ancora una volta per la corresponsione di un misero assegno “una tantum” onnicomprensivo che penalizza oltremodo il personale del comparto.  

Non basta. A tutto ciò si aggiungano le indiscrezioni riguardanti l’istituzione del nuovo “assegno unico universale” in sostituzione dell’assegno per il nucleo familiare che sembrerebbe fortemente penalizzante per gran parte del personale atteso che oltre il limite di 27.000 Euro di ISEE non si prospetterebbero guadagni ma perdite.

Naturalmente siamo in attesa dei decreti ufficiali per poter valutare concretamente le decisioni prese, ma l’impressione è che per il personale del Comparto Difesa questo Natale non sarà più felice di quelli passati.

Come se non bastasse, anche la prima analisi effettuata sulla annunciata riforma del fisco che dovrebbe portare ad una, così dicono, riduzione delle tasse ci lascia alquanto perplessi. 

Secondo quanto si apprende le aliquote Irpef saranno così rideterminate: per la fascia di reddito fino a 15mila Euro resta l’aliquota del 23%, quella da 15 a 28mila passa dal 27% al 25%, quella da 28 a 50mila passa dal 38% al 35%, mentre oltre i 50mila € verrà applicata l’aliquota del 43%. 

Ebbene, anche in questo caso l’esigua diminuzione di tali percentuali porterà a guadagni minimi e il possibile azzeramento del trattamento integrativo causato dal taglio del cuneo fiscale (ex bonus Renzi) potrebbe persino comportare benefici nulli ai redditi più bassi.

È opportuno precisare, tuttavia, che lo scenario di fine anno che si prospetta per il personale militare alla luce delle succitate decisioni politiche è ancora in via di definizione. 

Nel frattempo, come sindacato ci siamo attivati affinchè si possa procedere con i giusti emendamenti ai decreti in itinere, e in assenza di ripensamenti saremo alle solite: elogi sperticati al personale con le stellette poi puntualmente vilipesi dalla scarsa attenzione che viene riservata al suo trattamento economico.

Insomma, queste poche righe dovrebbero essere sufficienti per farci capire che così era e così continua ad essere!