E’ stato finalmente pubblicato in gazzetta ufficiale, con n. 120 del 24/05/2022, il D.P.C.M. relativo all’adeguamento degli stipendi degli Uff.li superiori e degli Ufficiali generali e ammiragli delle FF.AA. 

Trattasi del cd. incremento annuale previsto per legge (448/1998, art 24) connesso alle variazioni stipendiali pro capite dei dipendenti pubblici tra il 2019 ed il 2020, ancorché mai nella storia tale aumento sia apparso così beffardo e divisivo.  

Si, perché mentre si da corso a questo incremento per i dirigenti delle FF.AA, il “corpo” (ovvero tutti gli altri) rimane a stomaco vuoto. 

Infatti, il Contratto per il personale non dirigente delle Forze Armate e Forze di Polizia, un provvedimento firmato lo scorso anno e peraltro relativo al triennio 2019/2021 (sic!), non viene ancora onorato tanto che è già presente in busta paga la vacanza contrattuale per quello del nuovo triennio 2022/24. 

E’ difficile commentare questo trattamento diversificato che le istituzioni stanno riservando al personale con le stellette. 

Politica muta, Governo sordo, Vertici ciechi.

E’ a questo che si assiste quotidianamente, e la ventata dei pochi diritti conquistati (ci si riferisce alla legge sindacale) piuttosto che essere percepita come portatrice di virtù, di cultura e di un domani migliore continua ad essere ignorata e osteggiata, in spregio agli stessi principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale. 

Per fortuna questo soffio di primavera riesce a spargere comunque il suo polline, così favorendo l’avvio di un nuovo Rinascimento di cui pure le FF.AA. hanno tanto bisogno.

Aver deciso di dedicarsi anche al benessere e alla tutela del personale militare non significa non amare la propria istituzione, è esattamente il contrario. E’ chi si ostina a negare ed a rallentare il corso di una legge dello Stato che si dimostra piuttosto reticente al bene comune e miope di fronte alle reali esigenze dei cittadini in uniforme che ope legis rappresenta.

Assistiamo oggi ad una società in piena disgregazione, con un muro che divide le generazioni, realtà che purtroppo non fa sconti al nostro Comparto.

Pensare di risollevarne le sorti solo con qualche discorso demagogico che parla di centralità dell’ “uomo” militare senza poi battere i pugni, Ministro e Generali in primis, in rappresentanza del proprio personale è operazione destinata a fare acqua da tutte le parti. 

Non si tratta di piangersi addosso, ma pensare che  il comparto ed il suo personale sia compatto e coeso solo tinteggiando le sue mura per nascondere problemi ben più seri è operazione fallace.

Cosa sta accadendo nelle Forze Armate?

Mai il personale è stato relegato così a margine dell’ordinamento. Assistiamo, ad esempio, al più terribile dei fenomeni quale quello dei suicidi nell’assoluto silenzio delle istituzioni. 

Nessun dibattito, nonostante le grida di dolore delle associazioni sindacali.

Sintomatologie di disagio economico e sociale sottostimate nella convinzione che tanto tutto si risolve in fretta omettendo di palesare alla comunità le criticità diffuse in ogni strato della società militare. 

E non tocca solo ai sindacati denunciarlo, essi piuttosto dovrebbero arrivare secondi. 

Non a caso abbiamo esordito con l’odissea del contratto. 

Sottovalutare gli interessi legati al trattamento economico e al welfare del personale militare e delle forze dell’ordine (finanche attraverso interpretazioni fantasiose di leggi che dispongono circa i mai sacrificabili principi posti a tutela della genitorialita e della salute), tagliare le risorse dedicate e manifestare pure strafottenza per la gestione di quelle poche comunque destinate pone il rischio di diffondere la sensazione di un diffuso egoismo e disattenzione ai piu bisognosi. 

Un rischio grave, che in presenza di una percezione di una policy di casta potrebbe spingere l’individuo a dissociarsi da una istituzione che vede continuare a privilegiare i “padri” dimenticando i “figli”, un luogo dove il rischio che ognuno faccia meglio a pensare solo a se stesso non può e non deve affermarsi e purtuttavia potrebbe. 

Una profonda crisi di valori dunque. Valori di una società malata dove furbizia ed egoismo sono presi da esempio contro integrità e spirito di corpo, sentimento quest’ultimo al quale ci affidiamo ed appelliamo.

Se i programmi governativi riducono il “lavoratore militare” a mera voce di bilancio, la specificità diventa un problema assai marginale. 

Perché in tempi di crisi e poche risorse, come quelli che stiamo vivendo, il lavoro sembra non avere più dignità propria e chi lavora – anche nel settore militare - può diventare rapidamente solo un costo sgradito, una zavorra di cui liberarsi.

Negarlo non fa bene a nessuno, tantomeno a chi è deputato a gestire l’ultimo baluardo per il rispetto delle regole democratiche, ossia il personale con le stellette.

Noi ci siamo, in attesa che i moderni “Marchesi del Grillo” facciano piuttosto il proprio dovere e collaborino per il bene del personale, dell’Istituzione e della Nazione tutta.