Stipendio febbraio 2021 con importo zero. Ci risiamo!

 

Anche il 2021 sta riservando la solita sorpresa per il mese di febbraio. Cedolini stipendiali con valore zero o con importi di poche centinaia di euro.

La situazione, che si ripete ormai regolarmente ogni anno, non è un errore del NoiPA come tanti credono, ma rappresenta gli effetti dell’impossibilità di rateizzare il conguaglio fiscale.

In pratica, se la nostra busta paga è sempre tutelata da eventuali creditori (possono incidere solo per 1/5 dello stipendio), lo stesso non si può dire se la pretesa viene da parte dello Stato atteso che il debito del conguaglio fiscale verrà prontamente recuperato intervenendo, nel caso, anche ad azzerare le competenze dei  mesi successivi.

Sono anni che ciò accade e puntualmente, alla richiesta di poter far recuperare il debito fiscale attraverso una rateizzazione dell’importo, le istituzioni paiono non sentire. 

Ma cosa causa questa paradossale situazione? Come mai molti colleghi, peraltro proprio quelli con redditi bassi, si trovano a subire conguagli che arrivano finanche ad azzerargli la propria busta paga?

Nella maggior parte dei casi trattasi del sistema delle detrazioni, con particolare riferimento ai cd. bonus fiscali che ormai, fin dall’anno 2014, intervengono per i salari più bassi.

Attualmente tale sistema consente di ottenere un risparmio fiscale per i redditi inferiori a 28.000 euro come, da ultimo, previsto dal decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 31 recante “Misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente” convertito, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2020, n. 21. 

Tale normativa non costituisce particolari difficoltà applicative per chi percepisce redditi costanti e non suscettibili di variazioni, ma come noto ciò non è il caso del personale in divisa.

I militari, infatti, percepiscono il trattamento economico accessorio in relazione alle prestazioni lavorative disposte dall’Amministrazione i cui redditi si cumulano ed entrano nel conguaglio fiscale di fine anno. Spesso si tratta anche di importi di poco conto in confronto alle gravose prestazioni rese dal militare, ma talvolta anche se risicati riescono ad annullare completamente il diritto a fruire delle detrazioni, e così scatta l’obbligo di restituzione alla fine dell’anno fiscale.

Non possiamo esimerci dal ripetere che ciò è davvero paradossale. Ossia, se si svolge la comune attività lavorativa senza essere impiegato, ad esempio, nei servizi di Reparto, o senza fare straordinari oppure missioni e così via, si è certi che il reddito non cambia e se si rientra nell’aver diritto al bonus fiscale non ci saranno sorprese e il mese di febbraio sarà goduto come tutti gli altri.

Ma se invece l’amministrazione dovesse chiedere al militare attività straordinaria, ad esempio per una esercitazione, anche pochi euro di trattamento accessorio potrebbero rivelarsi come una “beffa” in quanto se dovessero causare il superamento dei 28.000 Euro farebbero scattare automaticamente il recupero forzoso in sede di conguaglio.

E allora, può essere accettabile che l’impiego in attività che impongono in alcuni casi gravi sacrifici oltre che compensi molto discutibili rispetto alla prestazione resa possa compromettere la capacità di ottenere il giusto risparmio fiscale? E quando ciò accade, può essere altresì accettabile che la restituzione non venga quantomeno rateizzata? 

Più volte l’AMUS è intervenuta sulla specificità del militare, giusta nel metodo, ma priva di contenuti nella sostanza. Parimenti, è necessario porre una seria riflessione sull’entità delle retribuzioni oggi previste per il personale con le stellette, specie nelle carriere iniziali dove nel settore pubblico risultano essere tra le più basse in assoluto.

Se la cifra di 28.000 Euro viene a costituire il limite per differenziare i lavoratori meritevoli di una riduzione delle imposte, per il popolo militare tale parametro dovrà essere inteso come punto di partenza delle retribuzioni, così da iniziare a riempire proprio quella scatola oggi vuota che si chiama “specificità”.

Solo in questo modo partecipare alle esercitazioni o partire in missione o essere impiegati in attività straordinaria non sarà più sintomatico di angoscia per il timore che questo potrebbe causargli la perdita dello stipendio di febbraio, ma verrà visto come un aumento di stipendio, anche se minimo, causato appunto dall’essere dei militari e non semplici cittadini

L’AMUS-AERONAUTICA, nonostante il cammino di formalizzazione della norma che consentirà di riconoscere pieno ruolo negoziale alle rappresentanze sindacali non si sia ancora concluso, continuerà a battersi e a utilizzare ogni strumento utile affinché la specificità dei militari possa tramutare anche i bonus fiscali in aumenti effettivi della busta paga.