Diventa Legge il provvedimento (A.S. 2597) che prevede la revisione del modello delle Forze Armate interamente professionali, nonché la proroga al 2033 (e non più al 2024) del termine per la riduzione delle dotazioni organiche complessive a 150mila unità.
 
…ma si poteva fare di più per il personale!!!
 
Le recenti vicende geopolitiche a livello europeo hanno messo l’occidente di fronte a una nuova sfida per lo strumento militare. 
 
Di fatto, insieme al dibattito europeo sull’aumento dei budget destinati alla Difesa (così come in ambito NATO) vi sono sul tavolo anche riforme e proposte per la modernizzazione delle Forze armate, affinché siano in grado di fornire una risposta sempre più efficace ed adeguata alle esigenze contemporanee della collettività. Esse sono chiamate a svolgere compiti diversificati e mutevoli, che si aggiungono a quelli più tradizionali e d’istituto: dal contrasto alla pandemia, alle nuove minacce trasversali alla sicurezza nazionale, che raggiungono domini nuovi come il cyber e lo spazio.
 
È in questo clima di fermento che ha visto la luce, prima alla Camera (a.C. 1870 e altri) e poi in Senato (a.S. 2597), il disegno di legge che prevede la revisione del modello delle Forze armate interamente professionali – voluto dalla L. 244 del 2012 – nonché la proroga al 2033 (e non più al 2024) del termine per la riduzione delle dotazioni organiche complessive a 150mila unità, unitamente alle deleghe al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale in vari ambiti. 
 
La riforma
 
La riforma, in parte di immediata attuazione, riguarderà appunto il reclutamento iniziale nelle Forze armate dei Volontari (con abolizione dell’attuale modello VFP1 – VFP4) con l’introduzione di un nuovo modello (VFI) che prevede una ferma iniziale di 3 anni  (ed eventuale rafferma di un anno) ed una successiva (VFT) di ulteriori 3 anni (con immissione diretta in s.p.e.); è prevista, inoltre, la rideterminazione delle dotazioni organiche stabilite dalla legge n. 244 del 2012 (a saldo invariato, ovvero modello di Difesa a 150.000), in riferimento all’Esercito, alla Marina (escluso il Corpo delle Capitanerie di Porto) e all’Aeronautica.
 
Il nuovo provvedimento consentirà, quindi, di ridurre il periodo di ferma dei giovani per l’accesso al servizio permanente, dagli attuali 11 anni a 6 anni, e ridurrà i limiti di età per l’ingresso a talune carriere iniziali.
 
E’ previsto, inoltre, a seguito della modifica dell’articolo 2229 comma 6 del COM, uno slittamento temporale al 2033 dell’istituto dell’Ausiliaria per gli Ufficiali e i Sottufficiali delle Forze armate, che abbiano prestato non meno di 40 anni di servizio effettivo.
 
Contempla, poi, la ridenominazione delle qualifiche dei Sergenti e dei gradi e qualifiche dei Volontari in Servizio Permanente, unitamente al ripristino del grado di vertice per i Capi dei corpi sanitari e tecnico-logistici delle F.A., nonché per gli Ufficiali più anziani dell’Arma TRAMAT dell’EI e delle Armi dell’AM.
 
La proposta, ora legge in attesa di pubblicazione in G.U., inoltre, prevede delle deleghe al Governo, a cui faranno seguito appositi provvedimenti aventi forza di legge (discendenti D.Lgs); questi ultimi, ad onore del vero, dovranno trovare oltre alle necessarie volontà politico-istituzionali e governative, anche le risorse economiche di copertura per:
  • un incremento organico (non superiore a 10 mila unità) di Volontari in Ferma Prefissata Iniziale, nonché di personale delle F.A. ad alta specializzazione (in particolare medici, sanitari, tecnici di laboratorio, ingegneri, informatici, etc.);
  • l’istituzione di una riserva ausiliaria dello Stato (non superiore a 10 mila unità) composta da volontari, ripartita a livello regionale e posta alle dipendenze di autorità militari decretate di volta in volta dal ministro della Difesa, impiegabile in casi di calamità o in maniera complementare in campo logistico di cooperazione civile-militare;
  • una revisione organizzativa e strutturale del Servizio Sanitario Militare, secondo maggiori criteri interforze, integrando le proprie strutture con quelle del SSN;
  • elaborare degli strumenti volti al progressivo raggiungimento, entro il 2033, delle dotazioni organiche complessive delle F.A. (cd. “strumenti di esodo”);
  • rivedere, eventualmente, la ripartizione delle dotazioni organiche tra ruoli/categorie di personale militare, nell’ambito di ciascuna F.A..
In buona sostanza, il disegno di legge tende a rendere più rispondente il Modello di Difesa rispetto alle nuove esigenze civili e militari della Nazione, adeguandosi alle prioritarie necessità di reclutamento per Esercito, Marina ed Aeronautica.
 
Purtuttavia ci si sarebbe aspettato molto di più sul fronte delle stringenti necessità del personale:
  • previdenza integrativa/dedicata;
  • strumenti di esodo quali il concretarsi dell’Aspettativa per Riduzione Quadri (ARQ) per il personale Sottufficiale e sino al grado di Tenente Colonnello, attesa da oltre un decennio;
  • trattamento economico, specie relativo ai gradi più bassi;
  • previsione di reali carriere aperte e meritocratiche. 
Crediamo, in definitiva, che nonostante i proclami del Ministro Guerini, circa la bontà della riforma, si sia persa, così facendo, una ulteriore importante occasione per traguardare, con la giusta attenzione, le reali problematiche delle donne e degli uomini “con le stellette”.
 
Indiscrezioni lasciano trapelare che sono stati già posti in essere i primi necessari coordinamenti tecnici a riguardo, da parte del competente Stato Maggiore Difesa e, pertanto, auspichiamo quanto prima un confronto su queste materie e sui discendenti D.Lgs. con i Sindacati Militari e non, come erroneamente scritto all’art. 9 comma 2 del provvedimento in parola, con la Rappresentanza Militare, oramai superata per legge.

Quanto sopra, consapevoli del supporto critico e proficuamente collaborativo che AMUS saprà fornire alla propria Amministrazione, per migliorare le condizioni di vita degli uomini e donne in uniforme, senza perdere di vista i prioritari obiettivi strategici di tutto il Comparto Difesa e Sicurezza.