Sommario di questo articolo

LE NORME DISCIPLINARI, SONO APPLICABILI ANCHE NELLA VITA PRIVATA DEI MILTIARI?

APPROFONDIMENTO, AMBITO DI APPLICAZIONE SOGGETTIVA E OGGETTIVA

1.  I destinatari delle sanzioni disciplinari di corpo

L’articolo 5 comma 1 della legge 382 stabiliva che i militari erano tenuti all’osservanza delle norme del regolamento di disciplina militare dal momento dell’incorporazione a quello della cessazione dal servizio. Il successivo comma 2 evidenziava che il regolamento di disciplina (e quindi le relative sanzioni) doveva prevedere la sua applicazione nei confronti dei militari. L’articolo 1 del d.p.r. 545/1986 - Regolamento di disciplina militare - definiva il militare come cittadino facente parte delle Forze Armate volontariamente o in adempimento degli obblighi stabiliti dalla legge sulla leva.

Le norme sopra citate sono state sostanzialmente recepite nel testo del codice dell’ordinamento militare il quale all’articolo 1350 prevede che <<i militari sono tenuti all’osservanza delle norme sulla disciplina militare>>, e deve considerarsi militare <<il cittadino che presta servizio armato a difesa della Patria nella posizione di servizio o in congedo >> [1] .

Lo stesso codice precisa inoltre che lo stato di militare si acquisisce all’atto dell’arruolamento e che è arruolato il cittadino italiano dichiarato idoneo al sevizio militare incondizionato e inserito in un’organizzazione militare dello Stato o legittimamente riconosciuta [2] .

L’articolo 1350 del codice riporta pertanto il dato normativo delle precedenti disposizioni della legge n. 382/78 evidenziando che i militari sono tenuti all’osservanza delle norme sulla disciplina militare e sui limiti all’esercizio dei diritti, dal momento dell’incorporazione a quello della cessazione dal servizio attivo,  ferma restando la disciplina dettata per il personale in congedo.

In via preliminare si precisa che lo status di militare si mantiene anche nel congedo [3].

Per quanto attiene invece l’applicazione soggettiva delle norme disciplinari di corpo, l’articolo 1350 richiama due elementi in particolare: la qualificazione di “militare” inteso come soggetto appartenente alle forze armate [4], ed il momento temporale che va dall’incorporazione alla cessazione dal servizio, escludendo però il personale in congedo al quale non sono applicabili le sanzioni disciplinari di corpo ma eventualmente quelle di stato [5].

La nozione di appartenente alle forze armate implica rilevanti conseguenze che coinvolgono non solo l’ambito disciplinare ma anche quello del diritto penale militare.  La giurisprudenza costituzionale ha invero chiarito il significato di “appartenente alle forze armate” riferendosi al comma 3 dell’articolo 103 della Costituzione [6] e ne ha distinto due accezioni: quella relativa ai limite costituzionale invocato dal giudice a quo (appunto il comma 3 dell’articolo 103 della Costituzione), per il quale ai fini della giurisdizione del giudice penale militare,  l’appartenente alle forze armate deve intendersi esclusivamente colui che è in servizio attivo ovvero alle armi, mentre per i reati militari commessi dai militari in congedo si riconosce la competenza del giudice penale ordinario. Per altro verso veniva fatta salva la discrezionalità del legislatore nell’applicare il diritto sostanziale speciale anche al personale in congedo [7].

In mancanza di specifiche prescrizioni costituzionali, per “militare” dovrà intendersi colui al quale la legge attribuisce tale status [8], per cui le sanzioni disciplinari di corpo, oltre al personale militare dell’Aeronautica dell’Esercito e della Marina (incluso il Corpo delle Capitanerie di Porto) [9] sono applicabili al personale militare appartenente all’Arma dei  Carabinieri (la quale fino all’anno 2000 era parte integrante dell’Esercito [10] ed è stata poi qualificata come autonoma quarta forza armata [11]) e a quello  della Guardia di finanza quale corpo militare con compiti speciali appartenente alle forze armate[12]. Sono considerati militari altresì il personale del Corpo Militare della Croce rossa italiana[13], gli iscritti nei ruoli dell’Associazione dei cavalieri italiani del sovrano militare ordine di Malta, compresi i cavalieri dell’ordine chiamati in servizio [14], mentre la soggezione dei cappellani militari alle norme disciplinari e penali dei militari si determina solo in caso di mobilitazione totale o parziale e in caso di imbarco sulle navi militari [15]

Le norme disciplinari ed i relativi provvedimenti sanzionatori sono applicabili inoltre ai militari sospesi dal servizio, in aspettativa o in congedo ordinario [16]; la condizione dell’aspettativa militare è equiparabile a quella del congedo straordinario [17].

Ai prigionieri di guerra si applicano le leggi penali ed anche le norme disciplinari in vigore per le forze armate dello Stato Italiano [18].

Le norme disciplinari sono applicabili anche ai militari destinati a prestare servizio presso enti non militari oppure enti della Difesa retti da personale non militare, i quali hanno dipendenza disciplinare dall'autorità militare di volta in volta indicata dalla Forza armata o Corpo armato di appartenenza [19]

I militari che esercitano la funzione di polizia giudiziaria militare che violano le disposizioni di legge per le quali non è stabilita una sanzione speciale o che ricusano, omettono o ritardano l'esecuzione di un ordine dell'autorità giudiziaria militare, ovvero eseguono l'ordine soltanto in parte o negligentemente, sono puniti con sanzioni disciplinari dai superiori gerarchici, a richiesta del procuratore generale militare della Repubblica [20].

Relativamente agli obiettori di coscienza era stato rilevato come la sentenza della Corte costituzionale, che aveva dichiarato illegittimo l’art. 11 della legge n. 772/1972 nella parte in cui assoggettava l’obbiettore alla giurisdizione militare, aveva fatto sorgere dei dubbi sulla legittimità dell’applicazione delle norme disciplinari anche a tali soggetti [21]. Tali dubbi sono stati dissolti dall’articolo 2107 del codice dell’ordinamento militare il quale ha istituito per questi soggetti delle apposite sanzioni disciplinari.

Altre perplessità erano state evidenziate anche sulle norme disciplinari applicabili ai militari ristretti negli stabilimenti militari di pena, si era evidenziato come fossero astrattamente applicabili oltre al regolamento di disciplina delle ulteriori fonti normative: il Decreto luogotenenziale del 27 ottobre 1918 - Regolamento per gli stabilimenti militari di pena -  e il regolamento di disciplina militare e la legge 354/1975 contenente “Norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della  libertà [22]. Si evidenzia in ogni caso che, malgrado il D.lgs. 66/2010 abbia abrogato integralmente le prime due fonti normative riunendone i contenuti nel medesimo codice e nel testo unico, non sembra che le antinomie rilevate abbiano trovato una chiara soluzione[23].

L'azione disciplinare nei confronti dei giudici militari è esercitata dal Ministro della difesa o dal procuratore generale militare presso la Corte di cassazione ed il procedimento disciplinare nei confronti dei magistrati militari è regolato dalle norme in vigore per i magistrati ordinari [24].