L’atleta può entrare in AM nell’età compresa tra i 17 ed i 35 anni partecipando ad un concorso pubblico VFP4  Atleti. Lo stesso deve aver già dimostrato le sue capacità in ambito civile, infatti deve aver ottenuto titoli sportivi di elevato livello e di Interesse Nazionale, tutto confermato per iscritto dalla propria Federazione Sportiva Nazionale (biglietto da visita  necessario a dimostrare il “talento” per arruolarsi in FA).

Al momento dell’arruolamento (solo 10-12 sportivi all’anno nel caso dell’AM, 40 per le Forze di Polizia, Guardia di Finanza, EI) l’Aviere continua ad allenarsi ininterrottamente ogni giorno, partecipando ai raduni collegiali e alle competizioni nazionali e internazionali, giungendo talvolta alla partecipazione Olimpica e vincere le meritate Medaglie. 

La vita dell’atleta è organizzata e programmata in dettaglio dal suo tecnico fuori dalla base militare. Ogni singola giornata deve affrontare ore di allenamento sul campo, in palestra, in piscina, alle quali segue il riposo per recuperare la fatica e ristabilire gli equilibri in un ciclo continuo “stimolo-adattamento”. L’esperienza, l’età, la nutrizione, l’integrazione, le ore e la qualità del sonno, l’idratazione, la preparazione mentale sono molteplici tessere di un grande mosaico che compone un Campione. E’ la sua predisposizione ad affrontare quotidianamente i propri limiti col tentativo di superarli che lo porta a raggiungere traguardi ambiziosi. 

Non tutti vogliono entrare in AM (in particolare per motivi economici, ad esempio un GS della GdF parte con una base di stipendio superiore di 2/300 Euro, ma ciò è un discorso legato ai contratti che riguarda tutto il comparto AM). 

E così il giovane Aviere Atleta rimane immerso 8 ore nella sua palestra ad allenarsi, sabato e domenica compresi, senza tuttavia ricevere un minimo di straordinario (è pur vero che ha il “distacco”, ma tutti i protagonisti in campo evidenziano come investono una cospicua parte dello stipendio per acquistare le più adeguate attrezzature da gara, pagare il Tecnico, sovvenzionarsi le trasferte e così via).

Le competizioni avvengono quasi sempre durante i fine settimana, così come durante le festività natalizie, pasquali, al pari di ferragosto. 

Alla conquista di una medaglia viene conferito l’elogio o l’encomio, il Comandante si congratula e lo manderà a visita presso il Capo di Stato Maggiore. Ciò inorgoglisce enormemente l’Aviere, trattasi di un  privilegio che l’Alteta non sapeva di avere. Diventa invero il portabandiera dei valori più nobili, lealtà, rispetto delle regole e della disciplina, ottenimento del risultato, autostima, collaborazione e, secondo gli psicologi sportivi, l’atleta d’eccellenza sviluppa l’auto-controllo, la prontezza dell’azione, la tenacia e la resilienza, acquisendo un’attenzione anticipata agli eventi, un ottimismo nella valutazione dei risultati. 

La carriera può durare anni, finché un giorno i risultati non sono più quelli sperati e la Federazione non lo considera più di “interesse nazionale”. Eccolo piombare allora nella realtà della vita militare. Il nostro atleta non conosce neanche l’abc della Forza Armata e si rende conto che il tempo è volato via. E ciò dimostra come la carriera di un atleta è del tutto differente da quella di un militare arruolatosi per le vie ordinarie. 

Quanto sopra ha generato una forte riflessione all’interno dell’AMUS-AERONAUTICA trattandosi di una categoria che merita tutto il necessario supporto affinchè possa ricevere un differente trattamento, simile, ad esempio, a quello del ruolo musicisti. 

Per una ragione di equità nei confronti degli altri membri delle Forze Armate, invero, gli sportivi dovrebbero avere la possibilità di avanzamento di carriera negli anni in cui essi fanno parte del Gruppo Sportivo Militare. Mentre il resto dei colleghi con altre mansioni può accedere ai concorsi interni ed ai successivi corsi per gli avanzamenti di grado, gli sportivi, in ragione della loro peculiare forma di servizio, non possono sospendere gli allenamenti e le competizioni per mesi, per non compromettere la propria carriera sportiva, e ciò è sintomatico di ciò che lamentano in riferimento a tale status. 

Da non sottovalutare che gli atleti che hanno avuto una carriera sportiva tanto brillante fino a giungere ad una convocazione olimpica avranno certamente acquisito competenze e capacità gestionali di buon livello. Competenze che potrebbero essere sfruttate al meglio dalla stessa amministrazione qualora venissero assegnati loro mansioni motivanti così da porre stimolo alle loro aspettative.

Inoltre, il Centro Sportivo ha tutto l’interesse a formare i propri quadri interni, formati da personale con competenze di alto livello capaci di gestire al meglio il Centro Sportivo stesso, gli atleti e le attività agonistiche militari sul territorio. A tal fine la creazione di posizioni organiche per tali specialità anche in ambito territoriale non potrebbe che essere vivamente consigliato. D’altronde chi meglio dell’atleta può conoscere il mondo dello sport? Durante la carriera potrebbe esser diventato Allenatore/Tecnico o aver percorso i corridoi del CONI come consigliere nazionale in rappresentanza degli atleti, essersi laureato o parlare due o 3 lingue straniere, trattasi insomma di peculiarità che non possono essere sottovalutate ne trascurate, per il bene del singolo militare e, ancor di più, per la stessa amministrazione che lo impiega.